fbpx Citizen science per il monitoraggio delle zanzare alloctone | Scienza in rete

Mosquito Alert, progetto di citizen science per il monitoraggio delle zanzare

Tempo di lettura: 6 mins

Le temperature quasi estive di quest'autunno hanno fatto sì che le zanzare fossero ancora attive a ottobre. Tra queste, molte sono specie alloctone e invasive, possibili vettori di patogeni virus come Dengue. Per monitorare diffusione e presenza delle zanzare sul territorio italiano è stata sviluppata Mosquito Alert, una app che permette, con un approccio di citizen science, di raccogliere dati come la localizzazione e la specie.

Crediti immagine:  Zanzare tigre Aedes albopictus, Giorgia Mocilnik

Il primo mese d’autunno 2023 si è contraddistinto per le sue temperature estive, con picchi sopra i 30 gradi in gran parte d’Italia, e per l’assillante presenza delle zanzare: ovunque decidessimo di trascorrere del tempo all’aperto, loro erano sempre lì pronte a pungerci.

Tra queste vi sono le numerose specie di origine tropicale, che sempre più si stanno diffondendo nelle zone temperate in seguito alla globalizzazione e al loro trasporto involontario tramite le merci: si tratta delle specie del genere Aedes, che spesso veicolano malattie virali come Dengue, Ziga, Chikungunya e febbre gialla. L’Italia è stato il primo Paese europeo a essere raggiunto, negli anni Novanta, dalla zanzara tigre Aedes albopictus; sono poi arrivate anche altre specie alloctone come la zanzara giapponese Aedes japonicus e quella coreana Aedes koreicus, registrate in alcune regioni italiane e nei Paesi confinanti, ma delle quali si sa ancora poco.

È per questo che nel 2020 arriva in Italia l'app Mosquito Alert, un progetto europeo di citizen science che mira a contrastare e controllare la diffusione delle zanzare alloctone invasive e di informare dei potenziali rischi che vanno oltre il disturbo creato dalla loro puntura. L'iniziativa è coordinata da Alessandra della Torre, dell’Università Sapienza di Roma e coinvolge una task force nazionale, coordinata dal Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università Sapienza di Roma, con la collaborazione dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), del MUSE -Museo delle Scienze di Trento, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e dell’Alma Mater Studiorum Università degli Studi di Bologna. Le informazioni ottenute grazie al coinvolgimento dei cittadini nel monitoraggio e nella raccolta dati attraverso l’app contribuiscono allo sviluppo di un sistema di previsione del rischio epidemiologico in tempo reale, partecipativo e dinamico.

Delle 3.500 specie di zanzare presenti sulla Terra, solo 200 sono ematofaghe (cioè che si nutrono di sangue), mentre le altre si alimentano per lo più di nettare e in questo modo contribuiscono alla dispersione e diffusione di pollini da una pianta all’altra. Il ruolo ecologico di questi insetti non si limita all’impollinazione: poiché vivono in ambiente acquatico per le prime tre fasi del loro ciclo vitale (uovo-larva-pupa) e in ambiente subaereo per l’ultimo stadio, risultano fonte di nutrimento di numerosi animali: pesci, anfibi, rettili, uccelli, mammiferi e altri insetti.

Il ciclo vitale delle zanzare impiega da una a tre settimane in relazione alla specie e alla temperatura dell’ambiente: per esempio, la zanzara tigre raramente vola più lontano di 150 metri dal suo luogo di nascita.

«Il caldo prolungato di questo inizio autunno permette loro di svilupparsi più rapidamente, portando a un incremento del numero di adulti in pochi giorni», spiega Eleonora Longo, ricercatrice dell’Università Sapienza di Roma. «Inoltre, gli inverni sempre più miti e le estati più torride permettono alle zanzare di raggiungere quote sempre più elevate rispetto al passato».

Secondo l'ISS, delle malattie virali trasmesse dalle zanzare Aedes in Italia dall’inizio del 2023 a oggi sono stati registrati 222 casi di Dengue importati da altri Paesi e 66 casi trasmessi localmente nel nostro Paese. «Al momento, in Italia il problema principale è quello dato dalla zanzara tigre e da quella comune, che possono trasmettere infezioni e causare malattie con manifestazioni cliniche diverse, da asintomatiche a letali. Questi insetti possono ricevere i patogeni pungendo umani infetti o altri animali», spiega Longo.

Nel 2015, in Spagna, grazie alle osservazioni registrate nell’app Mosquito Alert, i ricercatori hanno scoperto la presenza della zanzara giapponese, che ha permesso loro di iniziare un monitoraggio mirato nelle zone dove era stata rinvenuta. «In Italia sappiamo che la zanzara giapponese e quella coreana, molto più capaci a tollerare temperature più basse, sono presenti nelle regioni settentrionali», continua la ricercatrice.

Una volta scaricata l’app sul cellulare i cittadini possono segnalare una zanzara attraverso una fotografia, le zone del corpo dove è avvenuta la puntura o i siti di riproduzione larvale osservati. Allo stesso tempo, i partecipanti possono scegliere di inviare degli esemplari di zanzare morte ai ricercatori per un’analisi più approfondita dell’insetto. L’app inoltre offre la possibilità di acquisire, tramite delle guide apposite, le informazioni necessarie per il riconoscimento della specie raccolta tramite il colore e i disegni presenti sul torace e sulle zampe della zanzara. Sarà un team di esperti entomologi poi a convalidare i dati e le identificazioni avvisando i partecipanti. «Le osservazioni raccolte permettono di costruire mappe di distribuzione spaziale e temporale utili per monitorare l’arrivo di nuove specie pericolose come Aedes aegypti e l’espansione delle specie già presenti», spiega Longo.

Come sotto costola di Mosquito Alert Italia e in collaborazione con il MUSE, nel 2021 nasce Mosquitos, un progetto che mira a coinvolgere le scuole presenti sul territorio nazionale per una raccolta dati sulla presenza delle zanzare nei pressi del proprio istituto. «Per un mese gli e le studenti mettono in campo un protocollo scientifico avvalendosi di specifici strumenti come, per esempio, l’ovitrappola (per la raccolta delle uova) e la sticky trap (per la raccolta degli organismi adulti) per raccogliere campioni e l’app Mosquito Alert», spiega Maria Vittoria Zucchelli, coordinatrice del progetto del MUSE. «Il materiale campionato viene poi inviato ai ricercatori che una volta elaborato, comunicheranno i dati ottenuti direttamente alla scuola».

Mosquitos è un progetto multidisciplinare, che permette a studenti e docenti di dare il proprio contributo alla ricerca scientifica e nello stesso tempo acquisire nuove conoscenze trasversali sia in ambito scientifico, che in altri ambiti disciplinari. Durante il percorso lo studente deve compilare un “diario di bordo” che arricchirà riportando i dati dei campionamenti svolti ma anche dando sfogo alla propria creatività. «Mettere il campo la multidisciplinarità permette di rendere anche uno degli insetti considerati più fastidiosi, argomento di stimolo e apprendimento», spiega Zucchelli. «In questi anni, grazie alla collaborazione con la prof.ssa Barbara Del Prete dell’IC Trento 7 di Trento, stiamo incentivando la peer education tra studenti per fare in modo che siano gli stessi ragazzi a insegnare ai loro coetanei e ad altre classi le modalità di campionamento».

I docenti interessati possono partecipare a un corso di formazione organizzato dal MUSE in cui i relatori, oltre a presentare il progetto Mosquitos e il funzionamento dell’app Mosquito Alert, forniscono informazioni anche su altri animali entomofagi come pulci, zecche e pidocchi, anch’essi potenziali vettori di malattie trasmissibili agli umani. Dall’avvio del progetto sono state coinvolte scuole provenienti da cinque regioni differenti quali Trentino-Alto Adige, Veneto, Emilia-Romagna e Lazio con l’obiettivo di aumentare le collaborazioni in tutto il paese. Le scuole coinvolte partono dal quarto anno della scuola primaria fino all’ultimo anno della secondaria di secondo grado.

Un’altra volta i cittadini vengono chiamati a scendere in campo a fianco dei ricercatori attraverso un progetto con lo scopo di informare, sensibilizzare ma soprattutto avvicinare le persone alla ricerca ed al monitoraggio ambientale tramite la citizen science. L’obiettivo finale di Mosquito Alert Italia è infatti quello di convincere quante più autorità pubbliche possibili a promuovere l’app all’interno del proprio comune, così da poter offrire consigli utili attraverso i dati raccolti dal grande pubblico, su come migliorare gli attuali sforzi di controllo delle zanzare all’interno del proprio territorio.

 


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Come rendere più sostenibile il sistema sanitario? L’esperienza concreta della ASST Bergamo Est

Un grande ospedale formato da più edifici immersi nel verde, con alberi e aiuole e pannelli solare sui tetti.

Il settore sanitario è il primo, tra quelli che erogano servizi, per emissioni di gas serra. La diminuzione delle emissioni relative ai servizi sanitari dovrebbe essere un obiettivo primario per medici e direttori sanitari. Antonio Bonaldi ha tracciato per noi uno schema dei settori e degli interventi che dovrebbero essere realizzati. Bianca Ricciardella, direttrice sanitaria dell’ASST Bergamo Est, racconta l’esperienza nei poli ospedalieri e territoriali della ASST nell’orientare la gestione complessiva verso una maggiore sostenibilità. Crediti immagine: realizzata da DALL-E

Tra i settori che contribuiscono alle emissioni di CO2, causa dell’effetto serra e del conseguente riscaldamento climatico, si annovera anche quello sanitario. E non in una posizione secondaria, anzi: il suo contributo si calcola, secondo una pubblicazione del Lancet, nella misura del 5,2%, il che lo pone al primo posto tra i settori che erogano servizi.