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Flagship Robotics, italiani in campo

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Il robot iCub dell'IIT. Elaborazione grafica di Scienza in rete

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La robotica, soprattutto associata all'intelligenza artificiale, è diventata negli anni un campo di ricerca sempre più preponderante, e che può trovare applicazione in diversi ambiti, dalla medicina all'ecologia (come Scienza in Rete ha raccontato qui). E proprio sulla robotica è il progetto FLET (Future and Emerging Technologies) Flagship proposto alla Commissione europea da un gruppo internazionale di ricercatori coordinati anche da due scienziate italiane, Cecilia Laschi della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e Barbara Mazzolai dell'Istituto Italiano di Tecnologia.

Le FET Flagship sono iniziative di ricerca su larga scala e a lungo termine sulle sfide tecnologiche e scientifiche. Attualmente, le FET Flagship finanziate sono Graphene e lo Human Brain Project. All'inizio di dicembre, a Vienna, saranno comunicati i sei progetti finalisti (che riceveranno i finanziamenti per un anno di attività scientifiche preparatorie) tra i quali, entro il 2020, la Commissione europea sceglierà quelli (presumibilmente uno o due) su cui investire: un miliardo di euro in dieci anni per "garantire una posizione leader all'Europa in un settore specifico e renderla un centro per la cooperazione internazionale".

Il progetto Flagship Robotics raccoglie oltre 800 ricercatori da 27 paesi (europei e associati) di diverse discipline, non solo scientifiche e ingegneristiche ma anche umanistiche. Se da un parte il progetto mira a sviluppare la ricerca nel campo della robotica associata all'intelligenza artificiale, infatti, dall'altro premono altre domande che non è possibile affrontare in modo monodisciplinare.

Robot adattabili all'ambiente

«I robot industriali sono già molto sviluppati, basta pensare a quelli inviati su Marte o nelle profondità degli abissi», spiega Barbara Mazzolai, direttrice del centro Micro-Bio Robotics dell'IIT. «Ma la nostra idea è di portare i robot anche laddove ancora non ci sono dotandoli di maggior intelligenza e autonomia nonché di corpi adatti agli ambienti reali, non strutturati, quindi più simili a quelli degli esseri viventi. In questo modo potrebbero essere di reale aiuto per gli esseri umani, che, basandosi un po' sul concetto di fanteria, potrebbero sfruttarli ad esempio in situazioni pericolose come una fuga di gas o in lavoro in un pozzo. Ma nel nostro progetto lo studio della robotica è a tutto tondo: anche i robot per la medicina, dove l'idea è di creare strumenti che siano più adatti a muoversi nel nostro corpo, più compatibili e meno invasivi, rimangono tra le applicazioni di eccellenza».

Robotica e modelli socioeconomici

In parallelo con la ricerca di base, il progetto FET Flagship Robotics propone una ricerca sociale che coinvolga esperti di etica, giurisprudenza, economia, per studiare nuovi modelli socioeconomici che guidino la ridefinizione del mondo del lavoro e dei modelli sociali. «Se ci pensiamo bene, il nostro modello economico potrebbe non essere dei migliori», spiega ancora Mazzolai. «Come possono aiutarci le macchine? Cosa avverrebbe se i robot riducessero il numero di ore lavorative? Per noi sostenibilità sociale della robotica non riguarda solo l'interazione tra l'uomo e la macchina (aspetto comunque fondamentale e parte dello studio) ma anche come i robot possano essere integrati nella nostra società. L'avvento di Internet ha rivoluzionato il nostro modo di lavorare in modo imprevisto; con vantaggi, come la generazione di nuove forme di lavoro, e aspetti che devono essere monitorati anche dal punto di vista etico, e dovremmo cercare di ragionare in questi termini anche con l'intelligenza artificiale e la robotica. Quanto e cosa possiamo prevedere? È una domanda che ci si pone da tempo ma che ancora non ha risposte. Quando si parla di robotica, ad esempio, è timore diffuso che i robot possano ridurre i posti di lavoro; con il nostro progetto, vorremmo portare prove concrete di come potrebbe cambiare la società, immaginandoci modelli organizzativi ed economici diversi».

Non meno importante l'aspetto della sostenibilità ecologica compreso nella proposta di progetto. L'idea è infatti quella di lavorare su robot fatti di materiali biodegradabili o riciclabili, cosicché non generino e-waste.

«L'Europa, e l'Italia in particolare, sono leader mondiali della robotica», conclude Mazzolai. «Non avere una flagship finanziata dall'Europa è come perdere questo vantaggio. Nel nostro pensare, l'intelligenza artificiale è in connubio con la robotica: metterle insieme è un valore aggiunto che ci permetterebbe di essere davvero all'avanguardia».

 


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