Farmoplant di Massa Carrara, trent'anni fa l'esplosione

Read time: 11 mins

Credit: Pexels Licenza: Pexel License.

Il 17 luglio 1988 alle ore 6:10 si verifica la prima di due esplosioni all'interno dell'impianto "Formulati Liquidi" della Farmoplant di Massa. Alle 6:15 si verifica la seconda esplosione di un serbatoio cilindrico in posizione orizzontale contenente 55.000 litri (dei quali 15.000 bruceranno) di Rogor in soluzione al 45% con cicloesanone, che provocherà l'incendio alle 6:20. Alle 8 e alle 8:30 si verificano altre due esplosioni, provocate da irraggiamento termico di accumuli di gas nei tubi dell'impianto Rogor. La popolazione subisce irritazioni alle vie respiratorie, bruciori agli occhi, nausea, vomito, diarrea, allergie e varie manifestazioni alle vie aeree, al sistema neurologico e circolatorio nel periodo seguente. La nube copre un’area di circa 2 mila Km2, e provoca la fuga dei turisti e dei cittadini che possono dalla zona, arrivando a far sentire i sui effetti su tutta la provincia di Massa e di La Spezia. Quali sono le chiavi della lunga storia che precede e segue quell’incidente?

Memoria

L’esplosione è solo l’ultima di una serie di incidenti, malfunzionamenti, fughe, inquinamenti delle acque che avevano tempestato la magnifica piana circondata dalle Alpi Apuane, dove era stata fondata la Zona Industriale Apuana (ZIA), istituita con la legge n. 343 del 5 gennaio 1939 dal governo Mussolini. Là si insediarono industrie chimiche, produzioni di pesticidi, ferro-leghe, metalmeccaniche, cemento-amianto, una cockeria, oltre alla lavorazione del marmo. La Farmoplant aveva rilevato le attività dello stabilimento Montedison che produceva fertilizzanti azotati, chiuso nel 1972 per obsolescenza degli impianti, e riaperto nel 1976 l’impianto Farmoplant per la produzione, tra gli altri, di Rogor (dimethoate), Mancozeb, Trifluralin, Cidial, Atrazina, Parathion (alcuni di questi pesticidi saranno vietati negli anni ’90 per la loro tossicità sull’ambiente e sulle persone). Entra anche in funzione un inceneritore per lo smaltimento di reflui di produzione con tecnologie che solleveranno nel tempo molte proteste, dubbi sulla capacità di abbattimento degli inquinanti, e proteste per l’incenerimento di prodotti tossici provenienti dall’esterno della fabbrica. Ecco la cronologia dei più importanti incidenti alla Farmoplant, e alcuni altri disastri ambientali contemporanei.

  • (luglio 1976 - esplosione con fuoriuscita di diossina Icmesa a Seveso)
  • (settembre 1976 - esplosione Enichem di Manfredonia, Puglia)
  • gennaio 1978 – esplosione di fusti di Methil-Parathion
  • ottobre 1978 – esplosione di ditiocarbammati
  • maggio 1979 – muore asfissiato nell’impianto di Rogor un tecnico addetto alla produzione
  • giugno 1979 – si scopre inquinamento da Trifluralin nella falda
  • gennaio 1980 – fuoriuscita di algofrene dall’impianto Rogor
  • agosto 1980 – grave incendio da autocombustione del pesticida Mancozeb – grandi manifestazioni chiedono la chiusura della fabbrica, il Sindaco ordina la chiusura dell’impianto
  • 27 agosto 1980 - il Ministro della sanità Aldo Aniasi ed i rappresentanti delle amministrazioni locali di Massa Carrara si riunirono a Roma per discutere le sorti dello stabilimento Farmoplant
  • settembre 1980 – si scopre inquinamento da Rogor nella falda acquifera dell’area di Massa Carrara
  • gennaio 1981 – dopo un accordo tra sindacati e dirigenza riapre la Farmoplant. La magistratura impone la chiusura di mille pozzi artesiani.
  • marzo 1983 - esplodono 12 fusti di Rogor
  • gennaio 1984 - inquinamento del canale Lavello che sfocia in mare
  • (12 marzo 1984 - va in fumo un reparto dell’ANIC Rumianca di Avenza, molto vicina alla Farmoplant, dove si producevano diserbanti che comprendevano tra gli ingredienti l’acido 2,4-D (2,4 diclorofenossiacetico); il tentativo di spegnimento con acqua provoca una nube tossica che diffonderà l’inquinamento nella zone circostante. Le analisi dell’area provano la diffusa presenza di diossine)
  • seconda metà del 1984 – trattamento in inceneritore di prodotti pesticidi che provocano maleodoranze
  • (3 dicembre 1984 – esplosione della Union Carbide a Bophal, che produceva pesticidi analoghi a quelli della Farmoplant)
  • gennaio 1986 – fuga massiccia di ammoniaca dalla Farmoplant
  • ottobre 1986 – muore un operaio nell’impianto di Rogor per il rovesciamento di un mezzo meccanico
  • (maggio 1986 - incidente e la nube radioattiva a Chernobyl, Ucraina)
  • (novembre 1986 - esplosione Sandoz a Basilea, Svizzera)
  • 25 ottobre 1987 – referendum di iniziativa popolare per chiedere la chiusura della Farmoplant, dell’inceneritore, dell’ANIC Rumianca e la bonifica dell’area.
  • 31 ottobre 1987 – ordinanza del Sindaco che vieta la produzione di pesticidi alla Farmoplant
  • novembre 1987 – Convegno per la presentazione del Piano organico per la bonifica preparato dall’Assemblea Permanente della Popolazione di Massa Carrara, Medicina Democratica, Agrisalus, Centro per la salute “Giulio A. Maccacaro”
  • dicembre 1987 – il TAR della Toscana viene revoca l’ordinanza di chiusura dichiarando che “lo stabilimento presenta un grado di sicurezza del 99,999%” e può quindi riprendere le attività produttive
  • febbraio 1988 – la Regione Toscana convoca una Conferenza Produttiva a Massa, cui presenzia anche l’Assemblea Popolare con le proprie proposte, che vengono ignorate.
  • 17 luglio 1988, ore 6,10 – prima esplosione all’impianto Rogor della Farmoplant.
  • 19 agosto 1988 - il Sindaco di Massa ordina lo spegnimento dell'inceneritore "Lurgi"
  • 21 settembre 1988 - Montedison annuncia la messa in liquidazione di Farmoplant
  • 19 maggio 1989 - il Governo crea la "Commissione tecnica per il riesame del Piano di bonifica dello stabilimento di Massa della Farmoplant spa in liquidazione" con l'incarico di "studiare ogni possibile soluzione alternativa alla riapertura del locale inceneritore Farmoplant" da usare nella bonifica dell'area. Farmoplant nel frattempo dichiara di non essere in grado di smantellare l'inceneritore perché in liquidazione e quindi di non essere in grado di prendere alcuna decisione gestionale.

Bonifica

L'operato della Commissione per il riesame del piano di bonifica non manca di suscitare polemiche, in particolare perché mantiene in attività l’inceneritore per smaltire la grande quantità di prodotti residui, suoli inquinati, acque. La bonifica dell'area, iniziata nel 1991 e ultimata nel 1995, viene effettuata in proprio dalla società Cersam, subentrata alla Farmoplant e viene certificata dalla regione Toscana. La società realizza e mantiene in funzione una barriera idraulica consistente in sette pozzi di emungimento delle acque di falda, con monitoraggio, analisi e trattamento prima dello scarico. La qualità dell'acqua di falda sarebbe progressivamente migliorata nel corso degli anni, al punto che, dal 1999, l'acqua non richiese più alcun trattamento e venne direttamente scaricata nell'adiacente torrente Lavello. Il Sito di bonifica di Interesse Nazionale (SIN) di Massa e Carrara è stato identificato nella legge 426/98. Nel 2006 il Ministero dell'Ambiente chiede la "messa in sicurezza di emergenza" dell'area e impone ai attuali titolari dell'area di costruire una nuova barriera idraulica per il prelievo delle acque nonché la presentazione, entro trenta giorni, di un piano di bonifica della falda. Alcuni campionamenti risultavano avere un quantitativo di sostanze inquinanti superiore ai limiti consentiti. Le 25 aziende site nell'area ricorsero al TAR che, in data 4 febbraio 2011, dette loro ragione. Secondo l’ultimo rapporto del Ministero Ambiente (2017) la situazione dell’iter procedurale nel SIN di Massa e Carrara è la seguente:

Bonifica terreni  
Perimetrazione 116 ettari
% di aree a terra caratterizzate rispetto alla superficie del SIN 100%
% con progetto di messa insicurezza/bonifica presentato rispetto alla superficie del SIN 39%
% con progetto approvato 25%
% con procedimento concluso 5%

 

Bonifica falde  
Perimetrazione 116 ettari
% di aree caratterizzate rispetto alla superficie del SIN 100%
% con progetto di messa in sicurezza/bonifica presentato rispetto alla superficie del SIN 15%
% approvato 15%
% con procedimento concluso 2%

Dal rapporto di ARPA Toscana sulla bonifica della Farmoplant, sempre del 2017 si evince che l’area ex Farmoplant è stata bonificata, con varie tecnologie tra cui l’incenerimento, per il suolo, il sottosuolo, le acque di falda e le acque sotterranee. I controlli sono stati effettuati con diverse campagne di caratterizzazione e monitoraggio delle acque. Attualmente le aree che si vorrebbe riutilizzare sono ancora sotto controllo e soggette alle procedure che dipendono dal Ministero dell’Ambiente.

Cittadinanza scientifica

All’inizio degli anni ’70, quando la Montedison decideva la chiusura degli impianti di Massa Carrara, i lavoratori chiedevano il rinnovamento e la riapertura degli impianti, mentre fuori dalla fabbrica si costituiva l’Assemblea Permanente della Popolazione di Massa Carrara, supportata da Medicina Democratica e nel tempo da altre associazioni ambientaliste e di cittadini. Protestavano per l’uso nel ciclo produttivo dei pesticidi del gas asfissiante fosgene, nota arma chimica usata nella seconda guerra mondiale, e di altri prodotti altamente nocivi, che fuoriuscivano nell’ambiente contaminando aria, suolo e acque nella zona. Medicina Democratica portava con sé l’esperienza maturata negli stabilimenti di Castellanza dove i lavoratori avevano cominciato a lavorare per combattere la nocività dentro e fuori la fabbrica, con il supporto di Giulio Alfredo Maccacaro, studioso e ricercatore nel campo della medicina e della statistica medica, che, tra l’altro, fondò la rivista Epidemiologia e Prevenzione. L’Assemblea Permanente convocherà un referendum popolare, il primo di questo tipo, per la chiusura delle fabbriche inquinanti e la bonifica dell’area di Massa Carrara.

Non si contano le manifestazioni, i presidi, i convegni convocati da questa realtà di cittadini che a ragione si possono annoverare tra i primi rappresentanti della cittadinanza scientifica in Italia. Accompagnano questa dolorosa fase, nell’agosto 1980 dopo l’incendio alla Farmoplant e la chiusura della fabbrica; nel gennaio 1981, quando riaprono gli impianti produttivi; nel dicembre 1984 convocano una manifestazione dei cittadini di Massa e Carrara in solidarietà ai morti e malati di Bophal. Il referendum di iniziativa popolare nei comuni di Massa, Carrara, Montignoso (circa 142.000 abitanti) per chiedere la chiusura della Farmoplant, del suo inceneritore, dell’ANIC Rumianca e la bonifica dell’area si svolge il 25 ottobre del 1987 La partecipazione degli aventi diritto al voto fu del 74,85% con il 71,69% dei votanti pronunciatisi a favore del quesito A, sulla chiusura, lo smantellamento e la bonifica degli stabilimenti Farmoplant, il 28,39% dei votanti pronunciatisi a favore del quesito B, per la trasformazione e alla diversificazione produttiva.

Il Sindaco stabilisce la chiusura degli impianti e nel novembre 1987 la Farmoplant fa partire le lettere di licenziamento, inoltrando però un ricorso al TAR della Toscana per "vizio di illegittimità manifesta e per sviamento del Referendum che si è svolto". Il 15 dicembre 1988 il TAR annulla la revoca delle licenze, dando il via libera alla riapertura di Farmoplant e alla riassunzione di tutti i lavoratori. Dopo il terribile incidente le attività e mobilitazioni continuano e supportano la causa legale tra Edison (ex Montedison), titolare della controllata Farmoplant, e provincia di Massa e Carrara per il risarcimento dei danni ambientali causati dall'incidente. La disputa si protrae fino al 15 marzo 2010, data in cui il comune di Massa accetta il risarcimento di 1 milione e 600 mila euro proposto da Edison.

Gli effetti sulla salute

La situazione è molto complessa per l’enorme diversità di inquinanti che sono stati rilasciati nel tempo in aria, acque, suoli e non è possibile una lettura semplicistica dello stato di salute della popolazione nell’area. Tanti prodotti chimici possono agire con effetti a lungo termine, o anche sulle generazioni future e la zona di Massa Carrara è tuttora sede di diverse produzioni inquinanti. L’inquinamento che non è stato possibile rimuovere può produrre effetti ancora oggi, a trent'anni di distanza, in particolare se pensiamo agli operai delle fabbriche chimiche di allora e alla popolazione più esposta ai diversi incidenti e fuoriuscite di prodotti tossici. Gli studi epidemiologici possono funzionare come “lenti di osservazione” per monitorare fenomeni di lungo periodo o consentire una lettura più accurata dello stato di salute delle comunità, analizzando la distribuzione della mortalità e delle malattie nella popolazione, e lo possono fare con diversi strumenti.

Una pubblicazione del 1990, a cura della ASL2 di Massa Carrara, forniva il risultato del lavoro della Commissione Epidemiologica insediata dalla ASL per volontà del Dipartimento Sicurezza Sociale e Sanità della Regione Toscana, in collaborazione con IFC-CNR e Istituto Superiore di Sanità. Questa pubblicazione offriva un quadro sulla salute a breve termine nell’area che aveva subito i due principali incidenti, quello dell’ANIC (1984) e quello della Farmoplant (1988). Per la prima volta veniva fornito un quadro articolato dello stato di salute indagando l’abortività spontanea, i nati morti e i difetti congeniti, e la mortalità dal 1970 al 1982. C’è un approfondimento sui controlli sanitari effettuati sui lavoratori dell’ANIC.

Questi dati, che oggi sono disponibili con maggiore facilità e aggiornati, allora furono una novità importante. Uno studio sulla mortalità nell’area prendeva in esame il periodo 1995-2000. Questo lavoro metteva in evidenza le problematiche che sarebbero più avanti state confermate nell’ambito dello studio epidemiologico descrittivo Sentieri [1], che prende in esame la mortalità nei comuni italiani dove sono presenti 44 grandi siti inquinati e comprende il territorio e la popolazione dei due comuni di Massa e Carrara, per il periodo 1995-2005. Negli uomini emergevano eccessi di mortalità per il tumore del polmone, della pleura, del sistema emolinfopoietico e del sistema circolatorio. Nelle donne eccessi per tutte le cause assieme, per malattie dell’apparato digerente e genito-urinario. Sia per gli uomini che per le donne emergeva un eccesso di mortalità per tumore del fegato. Nel volume di Sentieri dedicato ai mesoteliomi per l’area dei comuni di Massa e Carrara, nel periodo 2000-2011 si evidenzia un eccesso di incidenza (di nuovi casi di mesotelioma) di 2,4 volte più alto della media regionale negli uomini, e 1,5 volte nelle donne (il mesotelioma è legato alla presenza di produzioni con amianto) [2, 3, 4].

Lo studio SENTIERI è stato ripetuto per la mortalità per il periodo 2006-2013, e prende in esame anche i ricoveri per lo stesso periodo, la mortalità per tumori in età infantile, pediatrica e adolescenziale, e le malformazioni alla nascita per il periodo 2002-2015. La pubblicazione dei dati (presentati al Ministero Salute a giugno 2018) è in corso. Gli eccessi nella mortalità sono confermati, anche se l’entità del rischio è ridotta per le cause di morte già segnalate, sia per gli uomini che per le donne. Per le donne però emergono alcuni eccessi che prima non erano presenti, elemento che si conferma per le malattie. C’è un’attenuazione degli eccessi nei maschi, sia per malattie tumorali che non tumorali Anche nell’età giovanile emergono eccessi che sono tutti da approfondire, così come per le malformazioni congenite, che mostrano alcuni elementi di criticità. Su tutto questo ci sarà occasione di riflettere in modo più approfondito allorché i dati di dettagli saranno pubblicati e presentati. Per capire quanto pesi la componente di rischio occupazionale legata alle coorti di lavoratori del passato, ancora in vita, e quanto pesino gli stili di vita e altri fattori di rischio individuali e collettivi (altre cause ambientali), servirebbe la realizzazione di uno studio di tipo analitico, in grado di ricostruire i livelli di esposizione pregressi o su tutta la popolazione residente (studi di coorte residenziale) o su persone affette da malattie specifiche da confrontarsi con persone sane (studi caso-controllo).

 

Per saperne di più
[1] Minichilli F et al Epidemiol Prev. 2006 Mar-Apr;30(2)
[2] Pirastu R et al, Epidemiol Prev, 2011; 35 (5-6)
[3] Pirastu R et al Epidemiol Prev, 2010; 34 (5-6)
[4] AAVV, Epidemiol Prev, 2016; 40 (5)

altri articoli

Grosso guaio a Baikonur

La Soyuz MS-10 fotografata da Alexander Gerst, astronauta tedesco dell'ESA e attuale comandante della Stazione Spaziale Internazionale, postata su Flickr. L'autore scrive: "Sono contento che i nostri amici stiano bene. Grazie ai più di 1000 soccorritori! Oggi si è dimostrato ancora una volta quanto sia grande la Soyuz: nonostante una falsa partenza, l'equipaggio è stato sicuramente riportato sulla Terra. I viaggi spaziali sono difficili. Ma dobbiamo andare avanti, a beneficio dell'umanità."

Crediti: Alexander Gerst/Flickr. Licenza: CC BY-SA 2.0

Doveva trattarsi di una missione di routine. La Sojuz MS-10 avrebbe dovuto portare il cosmonauta russo Alexey Ovchinin e l’astronauta statunitense Nick Hague a bordo della Stazione spaziale internazionale per integrarne l’equipaggio attualmente composto dal tedesco Alexander Gerst (ESA), dal russo Sergey Prokopyev (Roscosmos) e dalla statunitense Serena Auñón-Chancellor (NASA). Qualcosa, però, è andato storto e il lancio è abortito dopo nemmeno due minuti di volo. Fortunatamente, nessuna conseguenza per l’equipaggio, ma inevitabili interrogativi e possibili ricadute sui prossimi voli.