fbpx Il concetto di informazione in biologia molecolare | Scienza in rete
Covid-19/

Il concetto di informazione in biologia molecolare

Tempo di lettura: 3 mins

Il concetto di ‘informazione’ è fortemente radicato nel linguaggio della biologia molecolare. Termini quali ‘codifica’ o ‘trascrizione’ dell’ ‘informazione’ veicolata dalla molecola di DNA pervadono la descrizione manualistica dei processi biologici e fanno ormai parte del lessico quotidiano, come dimostrano locuzioni, oramai di diffuso utilizzo, quali ‘scritto nel DNA’ o ‘presente nel codice genetico’. Tale concetto trova la sua prima esplicita definizione in uno scritto di Crick del 1958: «Per “informazione” intendo la specificazione della sequenza di aminoacidi della proteina [a partire dalla sequenza di nucleodi del DNA]». Per ‘informazione biologica’ si intende, pertanto, la specifica corrispondenza tra codoni (triplette di nucleotidi) e la sequenza aminoacidica della proteina.

Se, da un lato, il concetto di ‘informazione’ ha rivestito un importante ruolo euristico, soprattutto nel periodo storico in cui la biologia molecolare stava affermandosi come disciplina scientifica autonoma, dall’altro, resta da chiedersi la reale portata epistemologica di tale concetto. La filosofia della biologia ha approfondito notevolmente questo aspetto, e buona parte del dibattito in questa disciplina ha cercato di chiarire il contributo specifico di questo concetto all’interno degli schemi esplicativi della biologia molecolare. Rispetto a questo tema, i filosofi della biologia si sono divisi all’interno di due grandi correnti: sostanzialisti ed eliminativisti. La posizione sostanzialista sostiene che il concetto di ‘informazione’ riveste un ruolo fondamentale all’interno del quadro esplicativo della biologia molecolare. Questa posizione, sembra assumere che il rapporto tra sequenza nucleotidica e sequenza aminoacidica sia di carattere deterministico e vede la prima semplicemente riflessa nella seconda. I sostanzialisti portano spesso come evidenza a loro favore il fatto che ‘informazione’ sia un termine pervasivo del linguaggio e delle pratiche dei biologi sperimentali.

Recentemente, la posizione sostanzialista è stata ritenuta insufficiente a spiegare i processi che conducono dalla sequenza nucleotidica a quella aminoacidica della proteina. Per gli eliminativisti, data la complessità delle molecole coinvolte e delle loro numerose interazioni, il processo di specificazione della sequenza di aminoacidi in polipeptide a partire da una sequenza di DNA non è adeguatamente spiegato in termini di ‘informazione’. Piuttosto, sostengono gli eliminativisti, la sintesi proteica trova la sua spiegazione scientifica precisa all’interno di un quadro causale probabilistico basato sulla biochimica e la biofisica. Pur non rinunciando al valore euristico e metaforico del concetto d’informazione, gli eliminativisti sostengono, in ultima analisi, che il quadro deterministico sotteso dal concetto d’informazione possa essere eliminato dallo schema esplicativo della biologia molecolare, senza che questo comporti alcuna perdita epistemologica della stessa teoria.

Bibliografia

Boniolo, G., Giaimo S. (2008), Filosofia e scienze della vita: Un’analisi dei fondamenti della biologia e della biomedicina, Bruno Mondadori, Milano, Cap. 9.

Aiuta Scienza in Rete a crescere. Il lavoro della redazione, soprattutto in questi momenti di emergenza, è enorme. Attualmente il giornale è interamente sostenuto dall'Editore Zadig, che non ricava alcun utile da questa attività, se non il piacere di fare giornalismo scientifico rigoroso, tempestivo e indipendente. Con il tuo contributo possiamo garantire un futuro a Scienza in Rete.

E' possibile inviare i contributi attraverso Paypal cliccando sul pulsante qui sopra. Questa forma di pagamento è garantita da Paypal.

Oppure attraverso bonifico bancario (IBAN: IT78X0311101614000000002939 intestato a Zadig srl - UBI SCPA - Agenzia di Milano, Piazzale Susa 2)

altri articoli

Le varianti virali: che cosa cambia?

Prima la Gran Bretagna, poi il Sudafrica e da ultimo il Brasile: le nuove “versioni” del coronavirus sono al centro dell’attenzione degli scienziati e dell’opinione pubblica. Cosa ne sappiamo? Sono più pericolose? Possono davvero cambiare la traiettoria della pandemia e mettere a rischio l’efficacia dei vaccini e delle terapie? Perché è importante sequenziare il virus?

Durante i mille anni che separano la caduta dell’Impero Romano d’Occidente dall’invenzione della stampa, nei monasteri benedettini sparsi per l’Europa legioni di monaci amanuensi copiavano su robusti fogli di pergamena ricavati dalla pelle di agnello o di vitello i testi antichi, tramandati su fragili rotoli di papiro e sopravvissuti al trascorrere del tempo e alle vicissitudini politiche e militari dell’Alto Medioevo.