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Anche le formiche, nel loro piccolo... vanno a scuola

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formiche

School of ants, a scuola con le formiche è un progetto di citizen science dedicato allo studio delle formiche sul nostro territorio: come stanno le popolazioni autoctone? Quelle invasive sono in aumento? E come possono aiutarci a valutare la qualità ambientale delle nostre città? Come spiega Cristina Castracani, una delle coordinatrici del progetto, infatti, «Conoscere le formiche può aiutarci a indirizzare la nostra gestione del verde in città e dell’agricoltura verso pratiche più sostenibili che favoriscono la biodiversità ed eliminano quelle che la sfavoriscono».

Nell'immagine:  Camponotus lateralis. Crediti Giorgia Mocilnik

Da alcuni anni, in Italia, diversi gruppi di ricerca accademica stanno indirizzando parte della loro attenzione ai progetti di citizen science. Uno tra questi è il Laboratorio di Etologia, Ecologia e Sociobiologia degli Insetti dell’Università degli Studi di Parma, che con l’aiuto di School of ants, a scuola con le formiche, mira a valutare gli effetti delle attività umane sulla biodiversità urbana.

Si tratta di un progetto di scienza partecipata nato nel 2012 con lo scopo di studiare fenomeni come la diminuzione delle specie autoctone, l’avanzata di quelle invasive e la crisi climatica attraverso la raccolta delle formiche presenti in città. Questi insetti, essendo un gruppo di animali ubiquitario, diversificato e sensibile al disturbo antropico, con oltre 14.000 specie sul pianeta, vengono usati in differenti contesti come indicatori biologici. Inoltre, a seconda della specie, e grazie al loro successo di diffusione nei diversi ecosistemi terrestri, le formiche svolgono importanti ruoli ecologici: migliorano la qualità del suolo, aiutano nella dispersione dei semi, contribuiscono al riciclaggio dei composti organici e allo smaltimento dei rifiuti.

L’Italia è il terzo stato in Europa dopo la Grecia e la Spagna a detenere la maggior diversità di mirmecofauna con oltre 267 specie: si possono trovare quelle tipicamente nordeuropee, quelle endemiche delle isole, e una decina di specie alloctone; mentre sono 24 le specie presenti nel nostro Paese attualmente considerate minacciate e inserite nella lista rossa della IUCN.

Questi piccoli dominatori terrestri non sono tutti uguali e interagiscono con l’ambiente in diversi modi in base ai loro adattamenti: possono essere granivori, onnivori, predatori, nidificare nel terreno, sugli alberi, all’interno di nidi di altri animali. Spesso è difficile conoscere al meglio ogni specie e si deve ricorrere a ricerche di tipo multidisciplinare, come dimostra la scoperta di una nuova specie di formica trovata in Sicilia e pubblicata su Zoological Journal of the Linnean Society nel 2021.

A oggi, però, mancano i dati necessari per studiare nel dettaglio la qualità ambientale delle nostre città attraverso le formiche. Il primo passo da fare è censire le specie che abitano i centri urbani. Ed è proprio qui che entra in gioco School of ants, a scuola con le formiche: un progetto aperto a tutti, nel quale i partecipanti accedono direttamente alle conoscenze scientifiche, aumentando la consapevolezza sul patrimonio naturale che li circonda e sviluppando una nuova sensibilità verso la sua tutela.

Per partecipare attivamente al progetto bastano pochi e semplici passaggi: scaricare una scheda per costruire il kit di raccolta, leggere le indicazioni per eseguire il campionamento delle specie, individuare una o più zone idonee come un giardino, un cortile o un parco cittadino e dedicare un’ora di tempo durante una giornata di sole con temperature sopra i 18 °C. Una volta terminato il lavoro sul campo, si spedisce tutto in una busta ai ricercatori del laboratorio di Parma. Gli scienziati analizzeranno i campioni e invieranno a ogni partecipante una lista delle specie raccolte arricchita dalle schede con le principali caratteristiche biologiche ed ecologiche delle specie trovate.

Tra i molteplici obiettivi che animano School of ants, a scuola con le formiche c’è quello di creare occasioni per divulgare il metodo scientifico nelle scuole con un approccio innovativo, ed è per questo che è nata la collaborazione con il MUSE di Trento. «Una prima parte del progetto l’abbiamo trascorsa con le classi, fase fondamentale che ci ha permesso di scoprire la necessità sempre più presente da parte dei docenti di insegnare le materie scientifiche in modi diversi coinvolgendo gli studenti in azioni dirette», racconta Cristina Castracani, ricercatrice del laboratorio di mirmecologia dell'Università di Parma e coordinatrice del progetto insieme alla collega Fiorenza Spotti.

Per i docenti interessati, viene offerta la possibilità di seguire dei corsi di formazione dedicati all’approfondimento delle tematiche del progetto e della citizen science. Gli insegnanti possono richiedere l’Ant box, un pacchetto didattico scientifico contenente l’attrezzatura per preparare i kit di raccolta e dei dati, una chiave di riconoscimento delle formiche urbane più comuni e il materiale-didattico informativo utile per sviluppare un percorso di insegnamento durante tutto l’anno scolastico. Le scuole coinvolte partono dal quarto anno della scuola primaria fino all’ultimo anno della secondaria di secondo grado.

«Le formiche si sono rivelate un soggetto fortemente multidisciplinare, perché permettono agli insegnanti di spaziare dalla biologia, all’educazione civica e alla lingua inglese. Adesso la nostra frontiera è l’extreme citizen science, dove si coinvolgono gli e le studenti lungo tutte le fasi del processo scientifico con l’obiettivo di portarli a formulare loro stessi delle domande scientifiche alle quali poter rispondere seguendo il metodo School of ants», spiega Castracani. «Ne è stata d’esempio una scuola elementare, dove i bambini si sono domandati se nell’area vicino ai bidoni della spazzatura della mensa vivessero le stesse formiche presenti nel loro cortile».

Dall’avvio del progetto sono state registrate ben 50 specie di formiche diverse, coprendo territori di otto regioni (Emilia-Romagna, Toscana, Trentino Alto-Adige, Lombardia, Veneto, Liguria, Puglia e Campania) con l’obiettivo di campionare nel tempo tutto il paese.

Questi imenotteri aculeati sono materia di studio anche in campo agronomico, in particolare per la lotta biologica da insetti dannosi come potenziali agenti di controllo. Recenti studi portati avanti dal Laboratorio di Etologia Ecologia e Sociobiologia degli Insetti, con a capo Alessandra Mori e Donato Antonio Grasso, hanno dimostrato come la presenza di alcune specie di formiche aiuti a limitare l’infestazione da parte della mosca mediterranea della frutta, che danneggia moltissime colture e la cimice asiatica, diventata un’emergenza fitosanitaria nazionale. La crescente attenzione da parte degli studiosi verso metodi ecocompatibili, insieme a una sempre maggiore conoscenza dell’etologia di questi insetti e del loro impatto sugli agroecosistemi, rivolgono l’attenzione verso un cambio di prospettiva nella gestione delle pratiche agricole tradizionali. «Conoscere le formiche può aiutarci a indirizzare la nostra gestione del verde in città e dell’agricoltura verso pratiche più sostenibili che favoriscono la biodiversità ed eliminano quelle che la sfavoriscono», conclude Castracani.

 


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