fbpx Plutone, la IAU ha scelto i nomi delle nuove lune | Scienza in rete

Plutone, la IAU ha scelto i nomi delle nuove lune

Read time: 2 mins

Styx e Kerberos: sono questi i nomi con cui l'International Astronomical Union (IAU) ha battezzato le due lune di Plutone scoperte tra il 2011 e il 2012, e chiamate finora, provvisoriamente, P4 e P5. La scelta finale è arrivata dopo la selezione che l'organizzazione internazionale ha condotto sui risultati del sondaggio promosso da SETI e aperto al grande pubblico. A suggerire l'idea è stato proprio Mark Showalter, il leader del team che ha scoperto le due lune grazie all'Hubble Space Telescope (collaborazione NASA-ESA), che ha limitato il campo a nomi della mitologia classica greco-romana, in particolare degli inferi, per coerenza con le altre tre lune.
Tra i 21 nomi in elenco, Vulcano e Cerbero hanno avuto la meglio (su più di 450.000 voti raccolti, 174mila sono andati al primo, 99500 al secondo), a seguire Stige, Persefone, Orfeo e Artro.

Nonostante "Vulcano" abbia vinto la gara dei numeri - grazie anche a un padrino d'eccezione, l'attore William Shatner del cast del telefilm di fantascienza "Star Trek", promotore del nome del pianeta di provenienza del Capitano Spock - l'IAU non l'ha potuto ritenere valido: è già utilizzato, infatti, per un ipotetico pianeta del Sistema Solare teorizzato nel 1859 da Urban Le Verrier.

Dopo la scoperta di un nuovo oggetto celeste, è proprio l'IAU a coordinare le fasi di attribuzione dei nomi, in collaborazione con il Committee on Small Body Nomenclature e il Working Group for Planetary System Nomenclature, e con la partecipazione libera e a perta di astronomi e, talvolta, del pubblico, ma sempre nel rispetto di una procedura standard comune.

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Accanto a te. L’ascolto dell’esperienza suicidaria nella pratica clinica

sagoma di testa con cartacce come pensieri cupi

Cosa resta a chi sopravvive al suicidio di una persona cara, e a chi, come i clinici, ne ha seguito la sofferenza da vicino? "Accanto a te" (il Mulino edizioni), di Serena Bruno e Patrizia Velotti, affronta queste domande senza semplificazioni, attraversando storia, neuroscienze e psicodinamica. Al centro, l’ascolto dell’esperienza suicidaria come strumento essenziale per comprendere il rischio e orientare l’intervento terapeutico, tra complessità individuale e responsabilità clinica.

Quando una persona sceglie di togliersi la vita, chi rimane e affronta il lutto per la perdita non può evitare di porsi delle domande. C’era qualcosa che avrei potuto fare? Forse c’era un modo per essere più utile? Ci sono stati dei segnali, delle richieste di aiuto magari, che non ho saputo cogliere? Avrei potuto cambiare il corso degli eventi? Era da tanto che pensava al suicidio?