fbpx Plutone, la IAU sceglie i nomi delle nuove lune | Page 8 | Scienza in rete

Plutone, la IAU sceglie i nomi delle nuove lune

Read time: 2 mins

Stige e Kerberos: sono questi i nomi con cui l'International Astronomical Union (IAU) ha battezzato le due lune di Plutone scoperte tra il 2011 e il 2012, e chiamate finora, provvisoriamente, P4 e P5. La scelta finale è arrivata dopo la selezione che l'organizzazione internazionale ha condotto sui risultati del sondaggio promosso da SETI e aperto al grande pubblico. A suggerire l'idea è stato proprio Mark Showalter, il leader del team che ha scoperto le due lune grazie alla collaborazione NASA-ESA dell' Hubble Space Telescope, che ha limitato il campo a nomi della mitologia classica greco-romana, in particolare degli inferi, per coerenza con le altre tre lune.
Tra i 21 nomi in elenco, "Vulcano" e "Cerbero" hanno avuto la meglio (su più di 450.000 voti raccolti, 174mila sono andati al primo, 99500 al secondo), a seguire Stige, Persefone, Orfeo e Artro.

Nonostante "Vulcano" abbia vinto la gara dei numeri - grazie anche a un padrino d'eccezione, l'attore William Shatner del cast del telefilm di fantascienza "Star Trek", promotore del nome del pianeta di provenienza del Capitano Spock - l'IAU non l'ha potuto ritenere valido: è già utilizzato, infatti, per un ipotetico pianeta del Sistema Solare teorizzato nel 1859 da Urban Le Verrier.

Dopo la scoperta di un nuovo oggetto celeste, è proprio l'IAU a coordinare le fasi di attribuzione dei nomi, in collaborazione con il Committee on Small Body Nomenclature e il Working Group for Planetary System Nomenclature, e con la partecipazione libera e a perta di astronomi e, talvolta, del pubblico, ma sempre nel rispetto di una procedura standard comune.

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

A Santa Marta per dire addio alle fonti fossili ai tempi della crisi energetica

Nella bella cornice della città colombiana di Santa Marta si discute di come abbandonare carbone, petrolio e gas, strategia complessa soprattutto ora che è bastato chiudere Hormuz per prenderci alla gola. Non si tratta di una COP, e nemmeno di una semiCOP, ma di un processo previsto a Belem, che vede riuniti chi ci crede e pensa a come fare. Magari partendo dall'affrontare la questione del debito dei paesi che sono ricchi solo di queste fonti e non hanno altre risorse per ripagarlo.

A Santa Marta, in Colombia, dal 24 al 29 aprile si tiene la prima conferenza internazionale dedicata all’abbandono delle fonti fossili. Il contesto è noto: la guerra in Iran ha provocato il terzo shock energetico in meno di un decennio, dopo la pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina. È l’ennesima crisi a mostrare la fragilità dei sistemi fondati su petrolio, gas e carbone: costosi, volatili, esposti ai conflitti, ostaggi della geopolitica, e dunque la necessità della transizione.