fbpx Colpire le "code" del DNA per combattere i tumori | Page 4 | Scienza in rete

Colpire le "code" del DNA per combattere i tumori

Read time: 2 mins

La prestigiosa rivista Nature Cell Biology ha pubblicato i risultati di uno studio che identifica in una proteina telomerica il possibile bersaglio per terapie contro i tumori. La parte terminale del DNA è molto instabile: si degrada chimicamente ed è soggetta a ricombinazioni più frequenti del resto della molecola.
La funzione dei telomeri è quella di impedire all’elica di sfibrarsi e per la loro funzione possono essere considerati come l’orologio biologico della cellula.
Si accorciano costantemente a ogni duplicazione finché, divenuti criticamente corti, inducono un blocco della duplicazione e avviano la cellula verso un processo di senescenza
Mentre le cellule sane ricorrono l’invecchiamento cellulare, quelle tumorali impiegano un sistema diverso: attivano la telomerasi. L’espressione di questo enzima è repressa nelle cellule somatiche a contrario delle cellule germinali e staminali che possiedono una regolazione specie-specifica. La riattivazione della telomerasi in cellule in cui normalmente è repressa porta a trasformazioni neoplastiche dovute a un incontrollata aggiunta di sequenze telomeriche. Assente quindi nelle cellule somatiche ma attiva, però, nell'80% di quelle tumorali. “Il gruppo da me coordinato – spiega Annamaria Biroccio del laboratorio di Chemioterapia Sperimentale del Regina Elena - studia i telomeri e i suoi componenti, telomerasi e proteine telomeriche, quali potenziali bersagli terapeutici per il trattamento dei tumori umani.”
L’attenzione dell’équipe di Birocco si è soffermata sul complesso proteico Shelterin. Tre componenti di questo complesso, TRF1, TRF2 e POT1 riconoscono in maniera specifica la sequenza TTAGGG impedendo alla telomerasi di accedere al DNA, salvaguardando così l'integrità dei telomeri. 
“La novità dello studio – prosegue Biroccio - è legata al meccanismo d’azione attraverso cui TRF2 modula la tumorigenicità. Abbiamo dimostrato che l’inibizione di TRF2 è in grado di bloccare la crescita tumorale, non attraverso meccanismi intrinseci legati alla disfunzione del telomero (attivazione di apoptosi o induzione di senescenza), ma attivando le difese immunitarie e in particolare le cellule natural killer. Pertanto TRF2 può avere funzioni non-telomeriche implicate nella tumorigenesi ed essere un importante bersaglio molecolare per terapie antitumorali.”

Lo studio multidisciplinare ha visto la collaborazione del gruppo di Carlo Leonetti sempre Regina Elena e di Antonella Stoppacciaro dell’Università di Roma.
“Questo studio – sottolinea Ruggero De Maria, Direttore Scientifico dell’IRE - è un chiaro esempio di come la ricerca di base possa fornire informazioni preziose per la conoscenza dei meccanismi responsabili di importanti patologie, contribuendo in modo decisivo al miglioramento delle strategie terapeutiche.”
La ricerca è stata possibile grazie ai fondi messi a disposizione dall’AIRC.

Autori: 
Cancro

prossimo articolo

A Santa Marta per dire addio alle fonti fossili ai tempi della crisi energetica

Nella bella cornice della città colombiana di Santa Marta si discute di come abbandonare carbone, petrolio e gas, strategia complessa soprattutto ora che è bastato chiudere Hormuz per prenderci alla gola. Non si tratta di una COP, e nemmeno di una semiCOP, ma di un processo previsto a Belem, che vede riuniti chi ci crede e pensa a come fare. Magari partendo dall'affrontare la questione del debito dei paesi che sono ricchi solo di queste fonti e non hanno altre risorse per ripagarlo.

A Santa Marta, in Colombia, dal 24 al 29 aprile si tiene la prima conferenza internazionale dedicata all’abbandono delle fonti fossili. Il contesto è noto: la guerra in Iran ha provocato il terzo shock energetico in meno di un decennio, dopo la pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina. È l’ennesima crisi a mostrare la fragilità dei sistemi fondati su petrolio, gas e carbone: costosi, volatili, esposti ai conflitti, ostaggi della geopolitica, e dunque la necessità della transizione.