fbpx Catturato l’Astato, l’elemento più raro e inafferrabile | Page 3 | Scienza in rete

Catturato l’Astato, l’elemento più raro e inafferrabile

Read time: 2 mins

E’ radioattivo, si trova solo in tracce, ma ora non ha più segreti: l’Astato, l’elemento chimico prodotto dal decadimento di Uranio e Torio, è stato studiato dall’esperimento ISOLDE da un team di fisici internazionali al Cern di Ginevra che hanno misurato per la prima volta il potenziale di ionizzazione di questo elemento raro, aprendo la strada ai chimici per nuove formulazioni teoriche degli elementi super-pesanti e, soprattutto, per applicazioni in radioterapia.

La proprietà misurata nei laboratori di Ginevra è essenziale per capire come i nuclei degli elementi vengono tenuti insieme e come reagiscono ai processi di fissione. Il potenziale di ionizzazione è, infatti, l’energia necessaria per rimuovere un elettrone dall’atomo - che si trasforma quindi in uno ione – e indica, in sostanza, la reattività chimica di un elemento e la stabilità dei suoi legami chimici nella formazione di composti. A mancare all'appello nella tavola periodica per quest'informazione era proprio l’Astato, essendo il secondo elemento più instabile dopo il Francio (è il più pesante degli alogeni e ha un tempo di dimezzamento di circa 8 ore).
Per ovviare alla sua inafferrabilità, i ricercatori di ISOLDE hanno prodotto artificialmente l’Astato bombardando bersgali di uranio con fasci di protoni e affidandosi a tecnologie laser per misurare la struttura atomica degli isotopi così ottenuti. In cifre, il potenziale di ionizzazione dell’Astato misurato è risultato essere pari a 9.31751 elettronvolt.

Per le possibili applicazioni in radioterapia, gli atomi di Astato potranno essere impiantati in nanotubi per distruggere le cellule tumorali, sfruttando sue caratteristiche radioattive dovute al decadimento alfa.

Lo studio è stato condotto nell'ambito di un più ampio progetto finalizzato alla produzione e allo studio dei fasci radioattivi, nel quale trova spazio anche l'Italia, con il progetto Spes condotto nei Laboratori nazionali di Legnaro (Padova) dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.
I risultati sono apparsi sulla rivista Nature Communications.

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
CERN

prossimo articolo

Malattie rare e farmaci orfani: è solo un problema di tempo?

mano con pillola

Tra fondi alla ricerca e iter agevolati, l’Europa sostiene da più di vent’anni lo sviluppo dei farmaci per le malattie rare. In Italia il percorso verso la rimborsabilità sembra rallentare un sistema già ben avviato

Di quando è nata Sofia ricordo soprattutto la gran confusione che si viveva in quei giorni nella mia famiglia. «Fibrosi cistica? Ne sei sicura?» chiedeva mia madre seduta vicino al telefono. All’inizio si parlò di distrofia muscolare, un’altra malattia rara che in quei momenti confusi passava da una cornetta all’altra. Fino a quando non arrivò la diagnosi definitiva e le parole «fibrosi cistica» - che fino a quel momento avevamo sentito forse qualche volta in televisione - giunsero come una certezza. Ci si chiedeva cosa sarebbe successo da quel momento: esisteva una cura?