fbpx Sette miliardi per salvare i suoli in dissesto | Scienza in rete

Sette miliardi per salvare i suoli in dissesto

Read time: 2 mins

Sette miliardi di euro per salvare i circa quattro milioni di ettari di terreno agro-forestale a rischio dissesto: l’ingente investimento servirà a fronteggiare la costante perdita di suolo agricolo e sarà spalmato in dieci anni. Più di tre miliardi di euro serviranno a proteggere le aree destinate alla semina, un miliardo e mezzo circa per la ricostruzione del potenziale ecologico, oltre un miliardo e mezzo alla stabilizzazione del reticolo idrografico minore. Altri 700 milioni di euro, infine, per gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria nonché il ripristino e ricostruzione dei terrazzamenti agricoli. 

I suoli italiani necessitano quindi di cure, non più procrastinabili. Non pochi i benefici che ne seguirebbero, tra cui la riduzione dei colmi di piena, degli eventi alluvionali e della quantità di sedimento immessa nella rete fluviale e quindi il miglior funzionamento degli invasi artificiali idroelettrici, la conservazione della biodiversità del territorio, l’incremento dell’assorbimento di CO2 per la mitigazione dei cambiamenti climatici, lo sviluppo socio-economico e turistico legato anche alle produzioni di qualità e la tutela dei paesaggi agricoli tradizionali.

Questi dati sono contenuti nelle “Linee guida per la valutazione del dissesto idrogeologico e la sua mitigazione attraverso misure e interventi in campo agricolo e forestale”, predisposte da AGEA, ISPRA e Rete Rurale Nazionale (qui consultabili). Lo scenario degli interventi prevede anche interessanti ricadute in termini occupazionali: stimate in circa 410 milioni le ore di lavoro incrementali in 10 anni, pari a circa 19.000 posti di lavoro equivalenti per anno.  

Non male, se si riuscisse a tradurre in azione un piano così importante, che potrebbe mettere letteralmente in salvo i circa due milioni di ettari di suolo destinati a seminativo, i trentatremila ettari di suolo terrazzato con colture permanenti e i quarantamila chilometri di reticolo idrografico minore. 

Autori: 
Sezioni: 

prossimo articolo

L’incredibile e triste storia dei nuovi studi sul vaccino contro l’epatite B

fiala di vaccino con siringa

Con il pretesto della Gold Standard Science, il Dipartimento per la Salute diretto da Robert Kennedy intende finanziare con 1,6 milioni di dollari uno studio in Guinea Bissau sulla vaccinazione alla nascita contro il virus dell’epatite B. Procedura in uso negli Stati Uniti dal 1991. L’intento non è quello di aumentare la copertura vaccinale nel Paese africano, ma mettere a confronto un vaccino già noto con l’assenza di vaccino. Con sommo sprezzo dell’etica della ricerca

Partiamo da qui per raccontare una storia lunga, che ancora non si è conclusa.
È il 1991, la commissione per i vaccini dei Centers for Diseases Control (ACIP, Immunization Practices Advisory Committee) consiglia per la popolazione degli Stati Uniti la prima dose di vaccino per il virus dell'epatite B (HBV) alla nascita (che vuol dire entro 24 ore dalla nascita). Le successive due dosi dopo uno e sei mesi.