fbpx Medaglia Boltzmann 2013 a Giovanni Jona-Lasinio | Scienza in rete

Medaglia Boltzmann 2013 a Giovanni Jona-Lasinio

Primary tabs

Read time: 2 mins

Il vincitore dell'edizione 2013 della Medaglia Boltzmann - il prestigioso riconoscimento assegnato ogni tre anni dalla IUPAP (International Union of Pure and Applied Physics) per gli studi in fisica teorica e meccanica quantistica - è Giovanni Jona Lasinio.

 Lo scienziato italiano, ricercatore associato dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, ha contribuito in modo importante nel campo della fisica teorica applicando le sue teorie di meccanista statistica anche in altri contesti, ad esempio nella fisica delle alte energie e nelle teorie quantistiche di campo. Il premio gli è stato infatti conferito per i "suoi fecondi contributi in meccanica statistica, in particolare per lo studio dei fenomeni critici nella teoria dei campi e nella meccanica statistica del non equilibrio".

Nel suo lavoro di ricerca, importante è stata la collaborazione con Carlo di Castro, con il quale ha posto le basi per le tecniche sviluppate successivamente da Kenneth Wilson per la teoria della transizione di fase (che ha portato Wilson a vincere poi il Premio Nobel nel 1982).
Secondo Antonio Masiero, vice presidente dell'INFN va ricordato anche il “lavoro di Nambu-Jona Lasinio, che è stato un passaggio-chiave per la comprensione del meccanismo di rottura spontanea di una simmetria continua, quello che poi ha portato al meccanismo di Higgs nel caso di simmetrie continue locali (di gauge). In questo senso, guardando alla motivazione del premio Nobel dato a Nambu, si può dire che anche Jona-Lasinio avrebbe meritato il riconoscimento”. 

E' la terza volta che la medaglia Boltzmann viene vinta da un italiano, dopo Giorgio Parisi (1992) e Giovanni Gallavotti (2007), tutti fisici dell'Università La Sapienza di Roma.

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Premi

prossimo articolo

Congedi paritari: dove sbaglia la ministra Roccella?

neonato in braccio al padre

Il congedo di maternità si chiama obbligatorio perché la legge vieta al datore di lavoro di far lavorare la madre, non perché obblighi qualcuno a stare a casa: è un diritto. Chiarire questo equivoco, emerso nelle parole della ministra Roccella contro i congedi paritari, aiuta a capire che estenderlo ai padri vuol dire condividere un diritto, con effetti positivi, secondo gli studi, sul divario di genere e sul benessere di figli e figlie.

Foto di Steph Quernemoen su Unsplash

Le parole della ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità pronunciate durante un’intervista al quotidiano la Stampa con le quali prende posizione anche contro l’ipotesi di rendere obbligatoriamente paritari i congedi parentali, hanno suscitato grande clamore.