fbpx Un esagerato getto di materia | Scienza in rete

Un esagerato getto di materia

Primary tabs

Read time: 1 min

Grazie al Very Large Telescope, un team di astronomi ha scoperto che un quasar ha espulso un getto di materia che ha dell'incredibile: è in assoluto il più potente tra i fenomeni di questo tipo osservati finora.

Sfruttando le potenzialità dello spettrografo X-shooter di cui dispone il VLT, Benoit Borguet (Virginia Tech) e collaboratori stavano studiando un paio di quasar, nuclei galattici estremamente brillanti riforniti energeticamente da buchi neri supermassicci. Nei pressi di uno di essi, noto come SDSS J1106+1939, è stato individuato un getto di materia espulso a incredibile velocità.

La scoperta, di prossima pubblicazione su The Astrophysical Journal, ha sorpreso gli stessi ricercatori: le loro stime, infatti, suggeriscono che ogni anno il quasar espelle circa 400 masse solari di materia a velocità dell'ordine di 8000 chilometri al secondo. L'energia associata a un simile fenomeno rende il getto di quel quasar almeno cinque volte più energetico di quelli individuati finora. Per avere un confronto a noi più vicino, si tratta di un'energia circa 100 volte più intensa della produzione energetica dell'intera Via Lattea.

L'incredibile energia in gioco evidenzia in modo significativo il ruolo che simili fenomeni possano giocare nell'evoluzione delle galassie. Ora si tratta di verificare se un simile comportamento possa essere la norma per una categoria di quasar piuttosto comuni - i cosiddetti Broad Absorption Line (BAL) quasar - ma finora poco studiati.

ESO - Research paper

Autori: 
Sezioni: 
Astrofisica

prossimo articolo

Malattie rare e farmaci orfani: è solo un problema di tempo?

mano con pillola

Tra fondi alla ricerca e iter agevolati, l’Europa sostiene da più di vent’anni lo sviluppo dei farmaci per le malattie rare. In Italia il percorso verso la rimborsabilità sembra rallentare un sistema già ben avviato

Di quando è nata Sofia ricordo soprattutto la gran confusione che si viveva in quei giorni nella mia famiglia. «Fibrosi cistica? Ne sei sicura?» chiedeva mia madre seduta vicino al telefono. All’inizio si parlò di distrofia muscolare, un’altra malattia rara che in quei momenti confusi passava da una cornetta all’altra. Fino a quando non arrivò la diagnosi definitiva e le parole «fibrosi cistica» - che fino a quel momento avevamo sentito forse qualche volta in televisione - giunsero come una certezza. Ci si chiedeva cosa sarebbe successo da quel momento: esisteva una cura?