fbpx La disoccupazione aumenta il rischio | Page 5 | Scienza in rete

La disoccupazione aumenta il rischio

Read time: 2 mins

La perdita del lavoro e la disoccupazione possono essere associati ad aumento del rischio di infarto acuto del miocardico (AMI, infarto). Questo è quanto emerge da uno studio pubblicato dalla rivista Archives of Internal Medicine.
Matthew E. Dupre dell’ Università di Duke ha esaminato l'associazione tra diversi periodi di disoccupazione e i rischi per l'AMI in circa 13 mila americani in età compresa tra i 51-75 anni. Lo studio, con un follow up di due anni, analizza dati dal 1992 al 2010.

I risultati dimostrano che le diverse caratteristiche del lavoro passato e presente fanno aumentare il rischio di un evento cardiovascolare.
Il gruppo di studio (età media 62 anni) ha avuto 1.061 eventi di infarto (7,9 %). Il 14% degli individui era già disoccupato, mentre il 69,7 % ha perso una o più volte il  posto di lavoro, e il 35,1% aveva passato, i due anni presi in esame, senza lavorare.
In base ai risultati il rischio di infarto è particolarmente elevato entro il primo anno di disoccupazione, meno in seguito. L'analisi statistica ha indicato che i rischi di AMI è significativamente più alta tra i disoccupati (hazard ratio [HR], 1.35) e che i rischi aumentano gradualmente con la perdita del lavoro (HR, 1.22).
"Abbiamo scoperto che i rischi elevati di avere un infarto del miocardio connessi alla perdita del lavoro sono paragonabili ad altri fattori di rischio tradizionali, come il fumo, il diabete e ipertensione", ha commentato Matthew E. Dupre. 

Nel contesto dell'economia statunitense e il previsto aumento delle instabilità del posto di lavoro, ulteriori studi dovrebbero studiare i meccanismi che contribuiscono a tale rischio per cercare di mettere in pratica interventi di successo.

Autori: 
Sezioni: 
Infarto

prossimo articolo

Nipah, in Europa il virus non spaventa. Ma il contesto sì

virus Nipah al microscopio

Durante la pandemia di Covid-19 il film Contagion sembrò anticipare la realtà: zoonosi, risposta sanitaria globale, disinformazione. Oggi un focolaio di Nipah virus in India riporta l’attenzione su questi scenari. Il rischio per l’Europa resta basso, ma il contesto è cambiato: la cooperazione internazionale è più fragile, dopo il ritiro degli Stati Uniti dall’Organizzazione mondiale della sanità. La domanda non è se scattare l’allarme, ma come rafforzare una risposta globale efficace.

In copertina: fotografia al microscopio ottico del Nipah virus. Crediti NIAID/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 2.0

Durante la pandemia da Covid-19, il film Contagion del 2011 ebbe un picco di popolarità, perché in effetti la risposta della comunità internazionale (tra cui i CDC statunitensi erano in prima fila) alla minaccia di una pandemia aveva parecchie somiglianze con quello che stava succedendo nel mondo al di fuori dello schermo. Nel film, il virus che causava appunto il contagio era sconosciuto, proveniva dal mondo animale, più precisamente dai pipistrelli che, disturbati dalle attività umane nel loro habitat naturale, andavano a infettare dei maiali.