fbpx Bisturi quantistico per tumori | Page 4 | Scienza in rete

Bisturi quantistico per tumori

Read time: 2 mins

La fisica che serve agli acceleratori di particelle è utile per una nuova terapia contro il cancro. L’adroterapia con gli ioni carbonio, il "bisturi quantistico per tumori", è stata testata per la prima volta martedì scorso sui pazienti del CNAO di Pavia.

Si tratta di una branca innovativa della radioterapia, abitualmente utilizzata nella cura di soggetti affetti da tumore. Nella radioterapia classica si trattano i tumori esponendo l'area ammalata a radiazioni ad alto contenuto energetico, nell’adroterapia vengono utilizzati fasci di protoni (ioni di idrogeno), di ioni di carbonio o di neutroni - particelle più pesanti anche dette "adroni" a scopo terapeutico - accelerati fino a 4.700 MeV, che consentono di irradiare i tumori più profondi, definendone il contorno con una precisione vicina al millimetro e evitando i tessuti sani che li circondano. Prendere di mira i tumori con questa precisione, fa preferire l’adroterapia, comunque non ancora molto diffusa, ad altri tipi di radiazione (come i raggi gamma, o i fasci di elettroni), che non sono così selettivi. Questa caratteristica sembra farla preferire ad altri tipi di radiazione (gamma od elettroni) che non sono così selettivi.

La sperimentazione della adroterapia a ioni carbonio a partire dalla tecnologia sviluppata negli acceleratori, è un altra prova dell’impatto fondamentale, in termini di ricadute sociali, delle applicazioni provenienti dalla fisica di base. In questo contesto, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ha svolto un ruolo importante, essendo un protagonista di primo piano per la messa a punto di acceleratori come il CERN di Ginevra. Ma non è solo in questo progetto che l’INFN interviene nel trasferimento delle tecnologie dai laboratori alla società. Oltre alla realizzazione della macchina del CNAO, infatti, l’Istituto è impegnato  da molti anni in altre esperienze, come il laboratorio CATANA (presso i Laboratori Nazionali del Sud dell’INFN a Catania,), dove, con la responsabilità clinica dell'Azienda ospedaliera Policlinico-Vittorio Emanuele di Catania, si cura il melanoma dell’occhio si sfrutta l’irraggiamento di ioni Idrogeno prodotti dall’acceleratore dei LNS. Finora si registra una percentuale di successo pari al 95%, con circa 300 pazienti provenienti da diverse regioni d'Italia.

“Questo risultato importantissimo per il futuro della cura delle patologie tumorali nel nostro Paese – ha commentato Fernando Ferroni, Presidente dell’INFN - dimostra ancora una volta come le tecnologie sviluppate per la ricerca di base e che hanno avuto un ruolo cruciale ad esempio nella recente scoperta del bosone di Higgs, vengono poi trasferite alla società con grandi ed evidenti benefici".

L’accordo di collaborazione con il CNAO ha coinvolto vari Laboratori e Sezioni dell’INFN, tra cui i Laboratori Nazionali di Frascati, i Laboratori Nazionali di Legnaro, i Laboratori Nazionali del Sud (Catania), nonché le Sezioni di Milano, di Torino, di Genova.

Autori: 
Sezioni: 
INFN

prossimo articolo

Recuperare il cammino dopo un ictus: la tecnologia al servizio della cura

Una persona che indossa un esoscheletro a fianco di una fisioterapista in un laboratorio di analisi del movimento

Presso il LAMoBiR dell’IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi di Milano la riabilitazione delle persone che in seguito a un ictus hanno ridotto la capacità di camminare si basa sullo studio di sistemi che integrano la robotica con la stimolazione elettrica funzionale dei muscoli. In collaborazione con IIT di Genova sono stati realizzati un esoscheletro e un’apparecchiatura per l’elettrostimolazione che offrono vantaggi rispetto a quelli già in uso. I ricercatori invitano le persone colpite dal problema a entrare a far parte dello studio. Immagine realizzata con l'ausilio di Chat GPT.

«Quella mattina mi sono svegliato con un forte mal di testa e ho scoperto di non riuscire a muovere né la mano e la gamba destre, né a parlare». Questa è la testimonianza di Andrea Vianello - noto giornalista della RAI - rilasciata in varie interviste e poi descritta nel libro Ogni parola che sapevo (Mondadori, 2020), in cui racconta il lento e faticoso percorso di recupero seguito all’ictus che lo ha colpito.