fbpx Un enzima per diabete e obesità | Page 5 | Scienza in rete

Un enzima per diabete e obesità

Read time: 2 mins

Si possono migliorare le conseguenze tipiche del diabete di tipo 2 e dell’obesità, sfruttando un meccanismo che impedisce un accumulo in eccesso dei grassi nei tessuti, bruciandoli.
La rivista Diabetes pubblica i risultati di uno studio realizzato da Università degli Studi di Milano, La Sapienza di Roma e dallo Scripps Research Institute La Jolla in California, che dimostra come le alterazioni metaboliche tipiche del diabete vengano mitigate con l'inibizione di alcuni enzimi (in particolare dell’istone deacetilasi-3) - fondamentali nel controllo dell’informazione genetica e nella regolazione delle funzioni cellulari e del metabolismo - aumentando nel muscolo scheletrico e nel tessuto adiposo l’espressione della proteina “PGC-1α”.
Questa ha degli effetti benefici, dal momento che agisce come “interruttore molecolare” e favorisce l’attività ossidativa dei mitocondri, ovvero le centrali energetiche delle cellule.

Il meccanismo che permette di incrementare l'attività dei mitocondri e di smaltire meglio i grassi accumulati, viene innescato da nuove molecole, sintetizzate dal team di ricerca - coordinato da Maurizio Crestani, Emma De Fabiani, Antonello Mai e Enrique Saez - durante le analisi per il trattamento dei modelli sperimentali relativi a diabete e obesità.

“Riuscire a sintetizzare una molecola che agisca in modo selettivo solo su questi specifici enzimi – spiega Antonello Mai - aprirebbe la strada alla messa a punto di nuove terapie: è precisamente in questa direzione che intendiamo proseguire i nostri studi”.

Il risultato finale osservato è una significativa riduzione del peso corporeo, una diminuzione della steatosi epatica (un pericoloso accumulo di grassi nel fegato) e un miglioramento della capacità di smaltire l'accumulo di glucosio. Si ha in definitiva, un miglioramento dello stato diabetico.

La ricerca è stata possibile anche grazie al finanziamento della Fondazione Cariplo.

Autori: 
Sezioni: 
Medicina

prossimo articolo

La variabilità genetica non è un rumore di fondo. In ricordo di Guido Modiano


Il 2 gennaio è scomparso il genetista Guido Modiano, scienziato rigoroso e persona esigente, ha preso parte ai lavori di ricerca che hanno guidato la transizione dalla genetica classica a quella molecolare. Cruciale il suo contributo nel dibattito su razza e razzismo.
 

Immagine di copertina creata con ChatGPT

La scomparsa di Guido Modiano, il 2 gennaio scorso all’età di 94 anni, lascia un vuoto culturale nella comunità degli studiosi di biologia umana, che perde un protagonista storico della ricerca sui fattori genetico-molecolari coinvolti nei processi adattativi di popolazioni distribuite in contesti ecologico-sociali diversi. Inoltre, la riflessione critica che in Italia — ma non solo — ha contribuito a chiarire che la natura della variabilità genetica nelle popolazioni umane rende scientificamente insignificante il concetto di razza, gli deve molto.