fbpx Molecola per nylon green | Page 9 | Scienza in rete

Molecola per nylon green

Read time: 2 mins

Alla ricerca di una cura per il cancro, gli scienziati della Duke Cancer Institute, si sono imbattuti accidentalmente in una scoperta di una molecola necessaria per la produzione di nylon in modo più economico e più verde.
La scoperta, pubblicata in Nature Chemical Biology, è nata da un idea che alcune delle modifiche chimiche e genetiche presenti nei tumori possono essere sfruttate per altri fini.
 "L'obiettivo della nostra ricerca è quello di capire come i tumori si sviluppano, al fine di progettare trattamenti migliori ", dice Zachary J. Reitman, ricercatore presso il Duke Cancer Institute, di conseguenza, alcune delle informazioni che abbiamo ottenuto in questi studi  hanno però inaspettatamente aperto la strada a un metodo migliore di produzione di nylon." 

Il nylon è un materiale onnipresente utilizzato in tappeti, tessuti per paracadute, ricambi auto, abbigliamento e altri prodotti. Per produrre il nylon è necessario utilizzare l’acido adipico.
Allo stato attuale, l'acido adipico è prodotto da combustibili fossili, tra l’altro il processo di raffinazione che viene messo in atto per ottenerlo produce molti danni in termini di inquinamento ambientale.                                                                                                     
L’ équipe di Reitman ha focalizzato la propria attenzione proprio sull’acido adipico in base alle somiglianze tra le tecniche di ricerca sul cancro e l'ingegneria biochimica.  Entrambi i campi si basano sull’utilizzo di enzimi. Queste proteine svolgono infatti un ruolo chiave sia nei tessuti sani e nei tumori, ma sono anche utilizzati per convertire la materia organica in materiali sintetici come l’ acido adipico.
In questi anni per la produzione di acido adipico green si è cercato di utilizzare  una serie di enzimi, provando a convertire gli zuccheri in acido adipico ma tuttavia, fino a oggi, in questa produzione vi era un anello mancante rappresentato dall’ enzima chiamato “2-hydroxyadipate deidrogenasi”.
A colmare questo passaggio ci hanno però pensato i ricercatori americani, che in un classico esempio di serendipity, hanno  identificato una mutazione genetica nei glioblastomi che altera la funzione dell’  isocitrato deidrogenasi.                                    Trasferita nei lieviti tale mutazione ha prodotto proprio "l'anello mancante" della produzione nel nylon, il prossimo passo sarà quello di aumentare il livello di acido adipico complessivo prodotto.
 "E 'eccitante che il sequenziamento del genoma del cancro può aiutarci a scoprire nuove attività enzimatiche", ha spiegato Reitman.  "Anche i cambiamenti genetici che si verificano solo in alcuni pazienti potrebbero rivelare nuove funzioni enzimatiche utili che non erano evidenti prima". 


Autori: 
Sezioni: 

prossimo articolo

La ricerca e l'innovazione dell'IA in mano a oligopoli privati: l’allarme e le soluzioni

Giorgio Parisi al convegno di Roma

L'intelligenza artificiale va regolamentata prima che si affermino forme di oligopolio, o persino di monopolio, capaci controllare l'accesso alle informazioni e la produzione di nuove conoscenze: per questo serve un grande centro di ricerca pubblico che oggi può essere realizzato solo in Europa. Lo afferma il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi in occasione del convegno ⁠ "Ricerca e democrazia nell'epoca delle Big Tech" ⁠ organizzato dal Gruppo 2003 per la ricerca scientifica il 14 maggio presso la sede del CNR a Roma, in collaborazione con Scienza in rete. Il dossier presentato dall'associazione sostiene con dati i rischi posti da un predominio economico schiacciante esercitato da poche aziende che valgono quanto il PIL degli USA, e che stanno condizionando profondamente anche l'ecosistema della ricerca scientifica, sempre meno aperto e controllato dalla comunità di riferimento.

Nell'immagine Giorgio Parisi, foto di Luca Carra.

Sei aziende (NVIDIA, Alphabet, Apple, Microsoft, Amazon e Meta) valgono oggi circa 22.000 miliardi di dollari, tre quarti del PIL degli Stati Uniti. Nel solo 2026 spenderanno in infrastrutture digitali tra 660 e 725 miliardi di dollari, circa tre volte e mezzo il bilancio federale americano per tutta la ricerca civile.