fbpx La dieta non aiuta la longevità | Page 14 | Scienza in rete

La dieta non aiuta la longevità

Read time: 2 mins

Una dieta basata su una rigida restrizione di calorie non è sufficiente a garantire un allungamento delle aspettative di vita. Lo dimostrano i risultati di uno studio condotto presso il National Institute on Aging, istituto che si occupa di verificare gli eventuali effetti di allungamento di vita in diverse specie animali, che possano poi essere traslati anche agli esseri umani.
La ricerca, guidata da Julie A. Mattison e pubblicata sulla rivista Nature, è in grado di smentire i precedenti studi nel settore. Le prime ipotesi sul rallentamento del processo di invecchiamento risalgono al 1930, quando ricercatori della Cornell University annunciarono di aver osservato maggiori aspettative di vita nei topi e nei ratti dal 10 al 40%, dopo aver tagliato l'apporto di calorie. Più di recente, nel 2009, il gerontologo Richard Weindruch della Università del Wisconsin ha dimostrato che una dieta di questo tipo più moderata, riesce a rallentare la vecchiaia dei macachi lungo un percorso di 20 anni. Tuttavia, i dati dello studio dell'NIA suggeriscono che questo tipo di restrizione consente di ottenere benefici di altro tipo, risultanti in un miglioramento complessivo delle condizioni di salute e nelle funzioni generali di metabolismo.

I risultati delle osservazioni sulle scimmie analizzate, infatti, segnalano piuttosto un ritardo nell'insorgere di malattie associate all'età, come il diabete, cancro e malattie cardiovascolari. Una differenza così drastica rispetto alle ricerche del passato, secondo gli autori, può essere individuata nella composizione sia quantitativa che qualitativa delle diete - simili nel contenuto di carboidrati e proteine, mentre l'INA ha ridotto molto gli zuccheri rispetto al passato, ad esempio. Viene suggerito, inoltre, che gli effetti della dieta su eventuali variazioni di età, non possono che essere associati anche a fattori di tipo ambientale e genetico.

Autori: 
Sezioni: 
Genetica

prossimo articolo

Neanderthal dal dentista?

denti di neanderthal

Dagli oranghi che si spalmano impacchi vegetali contro l’infiammazione, fino alle api che difendono l’alveare con sostanze antimicrobiche: la medicina che conosciamo ha radici molto profonde, antiche e condivise. Alice Mosconi ci porta in un viaggio nella zoofarmacognosia, nel quale sfuma il confine tra istinto, apprendimento e cultura, nel quale si incontrano specie lontane e vicine, dagli oranghi di Borneo ai nostri antenati tra i ghiacci delle Alpi. In una storia naturale della cura prima dei camici bianchi.

Nell'immagine di copertina: elaborazione grafica da Zubova AV et al, PLOS One (2026). Licenza: CC BY 4.0

Quando pensiamo alla medicina, la immaginiamo come una pratica relativamente recente (almeno quella che funziona) e appannaggio solo della nostra specie. Ma la ricerca del benessere, o, per lo meno, il tentativo di alleviare il dolore o combattere una malattia è qualcosa di molto più antico e molto più diffuso anche negli animali non umani di quanto siamo disposti ad ammettere.