fbpx La dieta non aiuta la longevità | Page 7 | Scienza in rete

La dieta non aiuta la longevità

Read time: 2 mins

Una dieta basata su una rigida restrizione dell’apporto di calorie non è sufficiente a garantire un allungamento delle aspettative di vita. Lo dimostrano i risultati di uno studio sulle scimmie mulatte, condotto presso il National Institute on Aging, istituto che si occupa di verificare gli eventuali effetti di allungamento di vita in diverse specie animali che possano poi essere traslati anche agli esseri umani. La ricerca, condotta da Rafael de Cabo e pubblicata online sulla rivista Nature, è in grado di smentire precedenti ricerche secondo che ritenevano invece utile per estendere le aspettative di vita di diverse specie di animali un taglio dal 10 al 40% in calorie. Tuttavia, i dati dello studio del National Institute on Aging suggeriscono che questo tipo di restrizione sulla dieta può apportare a benefici di altro tipo, nel miglioramento complessivo delle condizioni di salute e nelle funzioni generali di metabolismo.

Le scimmie più giovani analizzate hanno mostrato un andamento interessante per ciò che riguarda il ritardo delle malattie associate all'età, ma non hanno segnalato nessun miglioramento per ciò che riguarda l'allungamento di vita. Considerando la differenza tra i dati osservati e i risultati di analoghi studi pregressi, gli autori hanno proposto un'interpretazione secondo la quale gli effetti della restrizione calorica negli animali più longevi non è immediato. Viene suggerito, inoltre, che gli effetti della dieta su eventuali variazioni in longevità devono essere associati anche a fattori di tipo ambientali e genetico.

Autori: 
Sezioni: 
Genetica

prossimo articolo

Un cuore bruciato: la sanità è un sistema complesso

ospedale

Si fa quasi fatica a parlarne ancora, perché troppo è stato il clamore mediatico, a tratti scomposto. Così non si è ottenuta la sola cosa davvero importante: individuare quello che non ha funzionato e correggerlo. Si è rotto, invece, il rapporto di fiducia tra i sanitari e le persone, mettendo in crisi una struttura di riferimento per la Campania. Non è così che si rende giustizia a Domenico.

La morte di un paziente è sempre una sconfitta. Quando avviene per un errore, segna profondamente la coscienza del medico, dell’équipe e dell’intero sistema sanitario. Quando il paziente è un bambino, la sconfitta diventa ancora più dolorosa.

La medicina ha il dovere di analizzare ciò che accade, riconoscere eventuali errori e fare in modo che non si ripetano, e lo fa ogni volta che si verifica un qualsiasi evento avverso. La giustizia ha il compito di accertare i fatti, individuare le responsabilità e punire se necessario.