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Earth Overshoot Day

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Da oggi, fino alla fine dell’anno, la popolazione mondiale consumerà una quantità di risorse e beni naturali che fanno parte delle riserve del pianeta. E’ l’EarthOvershoot Day, la data calcolata dal Global Footprint Network, l’istituzione californiana che da 25 anni studia il deficit ecologico a livello globale.

Il concetto di overshoot è stato introdotto inizialmente dalla New Economics Foundation di Londra, e si riferisce al rapporto fra la biocapacità globale (la quantità di risorse naturali che la Terra è in grado di produrre ogni anno) e l’impronta ecologica (la quantità di risorse e di servizi richiesti dall’umanità), moltiplicato per il numero di giorni dell’anno. Vent’anni fa esatti cadeva il 21 ottobre, nel 2002 il giorno del limite dei consumi è stato stimato per il 3 ottobre, mentre nel 2011 l’overshoot è stato celebrato il 27 settembre. Si tratta solo di una stima, non di un calcolo esatto, ma è evidente che la proiezione di quello che è il nostro debito ecologico nei confronti della Terra – iniziato in realtà già negli anni 70, secondo gli esperti - va appesantendosi ogni anno che passa, e ha raddoppiato nel giro di 30 anni l’impatto delle attività umane sull’ambiente.

Secondo gli studiosi dell Gfn, entro la metà del secolo ci sarà bisogno del doppio di risorse per soddisfare il trend attuale di consumi. Come a dire che serviranno due Terre. Effetti del cambiamento climatico, scarsità idrica e alimentare, erosione delle terre coltivabili – il land grabbing – sono tra i sintomi più vistosi dell’affanno del Pianeta. Mathis Wackernagel, il presidente del Gfn non ha dubbi: “È come spendere il proprio salario annuale in otto mesi, consumando i risparmi anno dopo anno. La pressione sulle risorse è simile a quell’eccesso di spesa finanziaria e può diventare devastante. Con il deficit di risorse che diventa grande e il loro prezzo che rimane alto, il costo per le nazioni diventa insopportabile.”
Serve un cambio di rotta, insomma. Quello che da mesi, inutilmente, si rincorre evocando la preziosa opportunità di cambiamento che la crisi globale ci imporrebbe.

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Nipah, in Europa il virus non spaventa. Ma il contesto sì

virus Nipah al microscopio

Durante la pandemia di Covid-19 il film Contagion sembrò anticipare la realtà: zoonosi, risposta sanitaria globale, disinformazione. Oggi un focolaio di Nipah virus in India riporta l’attenzione su questi scenari. Il rischio per l’Europa resta basso, ma il contesto è cambiato: la cooperazione internazionale è più fragile, dopo il ritiro degli Stati Uniti dall’Organizzazione mondiale della sanità. La domanda non è se scattare l’allarme, ma come rafforzare una risposta globale efficace.

In copertina: fotografia al microscopio ottico del Nipah virus. Crediti NIAID/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 2.0

Durante la pandemia da Covid-19, il film Contagion del 2011 ebbe un picco di popolarità, perché in effetti la risposta della comunità internazionale (tra cui i CDC statunitensi erano in prima fila) alla minaccia di una pandemia aveva parecchie somiglianze con quello che stava succedendo nel mondo al di fuori dello schermo. Nel film, il virus che causava appunto il contagio era sconosciuto, proveniva dal mondo animale, più precisamente dai pipistrelli che, disturbati dalle attività umane nel loro habitat naturale, andavano a infettare dei maiali.