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La fisica aiuta la prevenzione

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Un evento ‘raro’ nel proprio vissuto, in grado di abbassare le naturali difese psichiche, è tra i fattori scatenanti la tossicodipendenza. Lo stabilisce un’indagine condotta presso l’Istituto dei Sistemi Complessi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Isc-Cnr) di Roma, basata su un modello ispirato alla fisica statistica utile a controllare e prevenire il fenomeno della tossicodipendenza. La ricerca rientra nella parteciazione al progetto nazionale ‘Prevo-Lab’ diretto da Riccardo Gatti della Asl di Milano – finalizzato all’analisi e al monitoraggio del fenomeno nel nostro Paese – e i risultati sono stati pubblicati nell’ultimo numero della rivista Scientific Reports, del gruppo Nature. Lo studio ha cercato di descrivere il fenomeno su un scala più microscopica, stabilizzando alcuni parametri nella vasta gamma di informazioni individuali che è possibile utilizzare, per valutarne la sua evoluzione dinamica e stabilirne un possibile controllo. Nella restrizione di campo delle variabili eterogenee scatenanti la dipendenza, c’è anche la constatazione che la disponibilità economica ha un’incidenza molto più bassa del previsto nella tendenza a consumare droghe.

La scienza della complessità si dimostra quindi utile in campo sociale, introducendo la possibilità di prevedere le dinamiche collettive, nonostante le differenze individuali, e contribuendo a pianificare un’azione di prevenzione e controllo. Il modello utilizzato, infatti, consente di analizzare virtualmente la risposta di un fenomeno in merito a diverse strategie risolutive utilizzate. Secondo Luciano Pietronero, a capo del team di ricerca e direttore dell’Isc-Cnr “L’ambizione è quella di sviluppare una descrizione quantitativa del comportamento umano, che rappresenta certamente uno dei principali obiettivi della scienza della complessità. Il metodo è ispirato ai cosiddetti 'modelli ad agenti' della Fisica statistica, in cui vengono fissati dei parametri oggettivi, ma è in grado di estrapolare il ‘sommerso’ dei comportamenti focalizzando l’attenzione sugli aspetti accessibili ed essenziali della vita delle persone, cioè su alcuni parametri dedotti dall’osservazione empirica del reale”.

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Anche i terremoti piccoli sono importanti

strada con grossa crepa dovuta a terremoto in california

In alcune sequenze sismiche si osserva una correlazione tra le magnitudo di scosse successive, facendo sperare di poter migliorare i modelli per la previsione probabilistica dei terremoti. Tuttavia, secondo un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II, quando i dati indicano la presenza di una correlazione è solo perché le scosse più piccole sfuggono alle registrazioni.

Nell’immagine una strada di Fort Irwin, California, il 5 luglio 2019, dopo che tre scosse di magnitudo tra 6,4, 5,4 e 7,1 partirono dalla città di Ridgecrest, cento chilometri più a nord. Credit: Janell Ford/DVIDS.

I sismologi si chiedono da sempre se un terremoto grande preannunci l’arrivo di un terremoto ugualmente grande o più grande. Si interrogano cioè sull’esistenza di una correlazione tra la magnitudo delle scosse registrate durante una sequenza sismica. Secondo un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II, se questa correlazione c’è è dovuta solo al fatto che non sappiamo rilevare tutti i terremoti piccoli durante le sequenze. Tenendo conto dei terremoti mancanti, la correlazione scompare, e con lei la possibilità di trovare eventi precursori di grandi terremoti.