fbpx L'illusione dell'arsenico | Page 19 | Scienza in rete

L'illusione dell'arsenico

Read time: 2 mins

Due studi indipendenti mettono definitivamente fine alla controversia dei batteri estremofili del Mono Lake: non vivono solo di arsenico, ma per il loro metabolismo è indispensabile la disponibilità di fosforo.

Fin dalla sua pubblicazione su Science nel dicembre 2010 lo studio di Felisa Wolfe-Simon e collboratori in cui si suggeriva che il batterio GFAJ-1 (appartenente alla famiglia delle Halomonadaceae) potesse impiegare in alcuni processi biochimici arsenico al posto del fosforo aveva destato non poche perplessità. La possibilità di essersi imbattuti in un organismo in grado di incorporare nel suo DNA e sfruttare a suo vantaggio una sostanza altamente tossica come l’arsenico non aveva convinto del tutto e due lavori appena pubblicati su Science dimostrano che i dubbiosi avevano ragione.

Nel primo studio, opera del team di Marshall Louis Reaves (Princeton University), si dimostra non solo che non v’è traccia di arsenico nel DNA del batterio, ma anche che in un ambiente privo di un minimo contenuto di fosforo non si verifica alcuna sua crescita. A identiche conclusioni giungono anche Tobias Erb (Institute of Microbiology, ETH Zurich) e collaboratori, che nel loro studio sottolineano l’elevata capacità di resistenza del batterio in un ambiente così ostile per l’elevata concentrazione di arsenico, ma rimarcano come il metabolismo di GFAJ-1 sia strettamente dipendente dalla disponibilità del fosforo.

Il batterio, insomma, è stato bruscamente declassato dal rango di “alieno” a quello meno altisonante di organismo estremofilo. Un declassamento che mette da parte il sogno di essersi finalmente imbattuti in una forma biologica completamente diversa da quelle che popolano ilpianeta Terra.

Nature News

Autori: 
Sezioni: 
Biologia

prossimo articolo

Recuperare il cammino dopo un ictus: la tecnologia al servizio della cura

Una persona che indossa un esoscheletro a fianco di una fisioterapista in un laboratorio di analisi del movimento

Presso il LAMoBiR dell’IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi di Milano la riabilitazione delle persone che in seguito a un ictus hanno ridotto la capacità di camminare si basa sullo studio di sistemi che integrano la robotica con la stimolazione elettrica funzionale dei muscoli. In collaborazione con IIT di Genova sono stati realizzati un esoscheletro e un’apparecchiatura per l’elettrostimolazione che offrono vantaggi rispetto a quelli già in uso. I ricercatori invitano le persone colpite dal problema a entrare a far parte dello studio. Immagine realizzata con l'ausilio di Chat GPT.

«Quella mattina mi sono svegliato con un forte mal di testa e ho scoperto di non riuscire a muovere né la mano e la gamba destre, né a parlare». Questa è la testimonianza di Andrea Vianello - noto giornalista della RAI - rilasciata in varie interviste e poi descritta nel libro Ogni parola che sapevo (Mondadori, 2020), in cui racconta il lento e faticoso percorso di recupero seguito all’ictus che lo ha colpito.