fbpx Elettroni più pesanti e veloci | Scienza in rete

Elettroni più pesanti e veloci

Read time: 1 min

In particolari condizioni, gli elettroni che si muovono in alcuni materiali si comportano come se fossero molto più massicci degli elettroni liberi e nello stesso tempo hanno la velocità tipica dei superconduttori.

La ricerca, pubblicata su Nature, è opera di un team di fisici della Princeton University, del LANL e dell'UC Irvine coordinati da Pegor Aynajian. Il team è riuscito, grazie a misure sperimentali e modelli teorici, a spiegare come mai gli elettroni di certi solidi si comportino come particelle con massa migliaia di volte più grande di quella tipica degli elettroni liberi. Lo strano comportamento, noto da almeno trent'anni, era finora sfuggito a ogni spiegazione perché mancavano gli strumenti per riuscire a connetterlo con il fenomeno della superconduttività. Grazie a una particolare apparecchiatura, messa a punto nel corso degli ultimi anni, i fisici sono riusciti a visualizzare le onde associate agli elettroni in un cristallo e osservare i loro cambiamenti quando la temperatura veniva ridotta.

All'origine dello strano comportamento degli elettroni vi sarebbe il fenomeno quantistico dell'entanglement, il fatto cioè che secondo la meccanica quantistica possano esistere sistemi costituiti da due particelle – anche fisicamente separate – nei quali lo stato quantistico di una di esse influenza istantaneamente lo stato dell'altra. La possibilità di governare questo fenomeno quantistico aprirebbe la strada a cambiamenti radicali nell'efficienza dei sistemi elettrici aumentando incredibilmente la velocità dei computer.

Princeton University

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Fisica

prossimo articolo

La variabilità genetica non è un rumore di fondo. In ricordo di Guido Modiano


Il 2 gennaio è scomparso il genetista Guido Modiano, scienziato rigoroso e persona esigente, ha preso parte ai lavori di ricerca che hanno guidato la transizione dalla genetica classica a quella molecolare. Cruciale il suo contributo nel dibattito su razza e razzismo.
 

Immagine di copertina creata con ChatGPT

La scomparsa di Guido Modiano, il 2 gennaio scorso all’età di 94 anni, lascia un vuoto culturale nella comunità degli studiosi di biologia umana, che perde un protagonista storico della ricerca sui fattori genetico-molecolari coinvolti nei processi adattativi di popolazioni distribuite in contesti ecologico-sociali diversi. Inoltre, la riflessione critica che in Italia — ma non solo — ha contribuito a chiarire che la natura della variabilità genetica nelle popolazioni umane rende scientificamente insignificante il concetto di razza, gli deve molto.