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Nuova malattia intestinale

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L’amiloidosi è un fenomeno patologico che causa la perdita di struttura in una data proteina, con la formazione di fibrille amiloidi – particolari fibre allungate e robuste - che depositandosi nell’organismo, comportano effetti nocivi per gli organi interessati, e di conseguenza per la salute generale. Tutte le malattie dipendenti da amiloidosi (tra cui Alzheimer e Parkinson) hanno in comune il meccanismo di deposito di amiloidi, causando gravi disturbi e morte.

Il 15 giugno verranno pubblicati sulla rivista New England Journal of Medicine i risultati di uno studio che, per la prima volta, identifica e descrive una malattia genetica fino ad oggi sconosciuta causata proprio dall’amiloidosi.
Il lavoro è stato coordinato dal team di Vittorio Bellotti - del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Pavia e del Center for Amyloidosis and Acute Phase Proteins, University College London – in collaborazione col Laboratorio di Biologia Strutturale del Dipartimento di Bioscienze dell’Universita’ di Milano e partner internazionali (come il gruppo di Mark Pepys del National Amyloid Centre dell’UCL di Londra) e grazie al supporto della Fondazione Cariplo e del MIUR.

Durante la ricerca sono stati presi in esame  alcuni componenti di una famiglia francese afflitti da problemi cronici di disfunzionalità intestinale ed elevato calo ponderale. I disturbi osservati sono risultati associati a problemi neurologici, che nel corso degli anni si sono evoluti in numerosi decessi. L’analisi biochimica condotta sui tessuti dei pazienti affetti (fegato, milza, reni, ghiandole salivari) ha evidenziato la presenza di fibrille amiloidi prodotte da una versione mutata della proteina umana beta-2 microglobulina, identificando in  questa forma mutata la responsabile dei sintomi osservati.  E’ stato il team dell’Università di Milano a caratterizzare strutturalmente, attraverso indagini  bio-cristallografiche con diffrazione a raggi X, la forma mutata della beta-2 microglobulina e descrivendo quindi le variazioni conformazionali indotte dalla mutazione patologica e la potenziale relazione con la formazione di fibrille amiloidi. 

Secondo il professor Bellotti: “Dire quanto sia comune questa nuova malattia genetica è molto difficile. In primo luogo non se ne conosceva fino ad oggi l’esistenza, perciò bisognerà analizzare altri casi, da individuare tra  pazienti con sintomi intestinali analoghi e che non trovano diagnosi adeguata”

Ad oggi non esiste una terapia risolutiva per queste malattie, dal momento ancora molti sono i punti oscuri sui meccanismi biochimici-fisici coinvolti, limitando lo sviluppo di farmaci e terapie adeguate. La comprensione dei meccanismi biochimici e biofisici con cui le molecole proteiche perdono la loro struttura e si aggregano in fibrille, diventa quindi di fondamentale importanza

Diversi sono gli scenari possibili in seguito all’identificazione di questa nuova malattia, secondo il Professor Bolognesi: “Da un lato, dimostra come la ricerca sulle malattie rare, oltre a rispondere a motivazioni etiche, possa avere importanti ricadute nella comprensione di malattie più comuni. Dall’altro, questa scoperta indica come i veri progressi nella ricerca scientifica odierna discendano da collaborazioni multi-disciplinari, in cui il crollo delle vecchie barriere tra discipline (Biologia, Chimica, Medicina, Fisica, Informatica) permette di spaziare su orizzonti scientifici vasti e con tempi di risposta competitivi. È fondamentale che il sistema Italia mantenga un livello di attenzione adeguato per la formazione e crescita della comunità scientifica, garantendo continuità ad esperienze come quella che ha portato alla pubblicazione sul New England Journal of Medicine”.

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