fbpx Nuovi studi per allungare la vita | Scienza in rete

Nuovi studi per allungare la vita

Read time: 2 mins

I meccanismi alla base del processo di invecchiamento sono stati al centro di studi di ricerca per decenni. Capire quale sia la differenza a livello molecolare tra un neonato e un centenario, quali sono le caratteristiche della longevità e se è possibile invertire il processo di invecchiamento, hanno rappresentato finora questioni chiave in biologia, fisiologia e medicina.

Un progetto di ricerca internazionale, guidato da Manel Esteller - direttore del programma di Epigenetica e biologia del Cancro al Bellvitge Biomedical Research Center Insitute (IDIBELL), docente di Genetica all’Università di Barcellona e ricercatore all’ICREA - ha recentemente fornito nuovi indizi e evidenze importanti in questo settore. Secondo lo studio, è possibile individuare nell’epigenoma le differenze tra soggetti giovani e anziani. In particolare, è nel degrado dei marcatori epigenetici – i segnali chimici che regolano le funzioni delle cellule umane – che viene individuata la chiave dell’invecchiamento.

Lo studio, pubblicato sulla rivista PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) ha preso in esame epigenomi di cellule di neonati, di individui di mezza età e di una persona di 103 anni, sequenziandoli a fondo. I risultati hanno mostrato che il centenario presenta un’epigenoma distorto, subendo lo ‘spegnimento’ di alcuni geni protettivi. Le variazioni dell’epigenoma dipendono quindi dall’eta di una persona, anche per lo stesso tessuto o organo.

“Estendendo i risultati ad un gruppo più largo degli stessi campi, abbiamo stabilito che questo è un processo in divenire, che provoca per ogni giorno di vita in più l’attorcigliamento dell’epigenoma” – ha spiegato il ricercatore. Esteller ha inoltre notato che “Le lesioni epigenetiche, a differenza di quelle genetiche, sono reversibili e modificando i patterns della metilazione del DNA, con variazioni nell’alimentazione o l’uso di medicinali, si potrebbe portare ad un aumento del tempo di vita”

Autori: 
Sezioni: 
Genetica

prossimo articolo

Estinzioni lente come l'oblio: il tempo che non vediamo

steppa con mammut semitrasparente in primo piano

Le estinzioni non sono mai state ciò che immaginiamo: non catastrofi improvvise confinate nel passato, né processi lenti e gestibili nel presente. La storia della megafauna del Pleistocene e la crisi della biodiversità contemporanea rivelano una stessa trama, deformata dalla nostra percezione del tempo. Tra eventi compressi e urgenze diluite, perdiamo la capacità di riconoscere la reale velocità del cambiamento e le sue conseguenze ecologiche. Dalla megafauna del Pleistocene alle estinzioni moderne, Alice Mosconi riporta la cronaca di una doppia distorsione temporale, mentre il mondo svanisce davvero.

Siamo soliti raccontare le estinzioni del passato, dai dinosauri a quelle della megafauna del Pleistocene, come eventi rapidi e traumatici. Quando ci riferiamo alle estinzioni in corso oggi, invece, tendiamo a vederle come processi lenti, gestibili e, quindi, ancora reversibili. 

In entrambi i casi, la nostra percezione è distorta e la scala temporale non è quella corretta. Questo errore non è neutro, ma ha delle conseguenze.