fbpx Il peso dell'asteroide | Page 3 | Scienza in rete

Il peso dell'asteroide

Read time: 2 mins

Grazie ad accurate misurazioni radar e alla valutazione di come la spinta della radiazione solare influisca sull'orbita, un astronomo del JPL è riuscito a determinare la massa dell'asteroide 1999 RQ36.

Il peso dell'asteroide si aggira intorno ai 60 milioni di tonnellate, poca roba per un oggetto di mezzo chilometro di grandezza. Fatti due conti, infatti, risulta che la sua densità è più o meno come quella dell'acqua, dunque la struttura deve essere particolarmente porosa. Stando alle valutazioni che Steve Chesley (JPL) ha presentato al recente Meeting giapponese di Niigata, insomma, 1999 RQ36 – un asteroide della classe Apollo scoperto una dozzina d'anni fa e che periodicamente attraversa l'orbita della Terra – è un mucchio di detriti poco compattati tenuti assieme dalla mutua gravità.

Per giungere alla sua stima, Chesley ha utilizzato le accurate misurazioni orbitali dell'asteroide raccolte sia dal radiotelescopio di Arecibo che dal Goldstone Solar System Radar nel deserto californiano. Era però necessario conoscere anche con precisione ogni possibile perturbazione dell'orbita di 1999 RQ36, tra le quali anche il leggerissimo ma costante influsso della radiazione solare. Gli astronomi lo chiamano effetto-Yarkovsky (dal nome dell'ingegnere russo che per primo ne propose l'esistenza) e la sua valutazione è piuttosto complessa. Per tenerne conto in modo corretto, l'astronomo del JPL ha fatto ricorso alle osservazioni del telescopio spaziale Spitzer che gli hanno permesso di valutare come la superficie dell'asteroide rispondesse all'irraggiamento solare.

Mettendo tutto quanto assieme Chesley è finalmente giunto alla stima finale. La correttezza di questo risultato la si potrà verificare sul campo quando l'asteroide verrà visitato dalla sonda OSIRIS-REx il cui lancio è previsto nel 2016.

JPL

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Gli Usa sono fuori dall’Oms: che cosa succede ora?

Immagine del simbolo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sullo sfondo di una bandiera statunitense

Il ritiro ufficiale degli Stati Uniti dall’Oms, divenuto effettivo il 26 gennaio 2026, apre una fase di forte incertezza per l’agenzia delle Nazioni Unite, che si trova a fare i conti con un grave deficit di bilancio e con pesanti tagli al personale. La riduzione dei finanziamenti, aggravata dal più ampio definanziamento dell’aiuto pubblico allo sviluppo, rischia di avere effetti drammatici soprattutto nei paesi a basso reddito, con milioni di decessi aggiuntivi entro il 2030 secondo uno studio pubblicato su The Lancet Global Health. Ma non mancheranno conseguenze negative anche per i paesi ricchi, Usa inclusi. L’Oms punta ora su un rafforzamento dei contributi obbligatori e su un maggiore impegno per l’indipendenza e la stabilità finanziaria.
Immagine realizzata con ChatGPT.

Che cosa succede all’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ora che gli Stati Uniti si sono chiamati fuori?

Se ne discute da oltre un anno, ovvero da quando Trump ha annunciato il ritiro dall’organizzazione mondiale, diventato ufficiale il 26 gennaio 2026. Il 2 febbraio scorso il tema è stato affrontato anche dal direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, che ha aperto i lavori della 158esima sessione del Consiglio Esecutivo dell’organizzazione presentando il 2025 come un anno “di contrasti netti”.