fbpx Terapia contro l'invecchiamento | Page 4 | Scienza in rete

Terapia contro l'invecchiamento

Read time: 2 mins

Ricercatori dello Spanish National cancer Reasearch centre (CNIO), guidati dal direttore Marìa Blasco, sono autori di uno studio che dimostra come sia possibile aumentare la vita media di molte specie, inclusi i mammiferi, andando ad operare su specifici geni. In particolare, lo hanno fatto utilizzando una terapia genica per combattere l'invecchiamento, finora inedita, basata sulla telomerasi, che dirige la produzione dei telomeri. Il telomero - che ha la funzione di proteggere i cromosomi - subisce infatti un accorciamento goni volta che si innesca una divisione cellulare, fino a perdere la lsua proprietà iniziale. Le cellule, come conseguenza, non hanno più questo tipo di protezione, invecchiano e muoiono. La telomerasi può intervenire prevenendo quest'effetto e fermando l'orologio biologico."L'invecchiamento non è considerato come una malattia, ma i ricercatori tendono sempre di più a considerarla l'origine comune di condizioni patologiche come la resistenza all'insulina o a malattie cardiovascolari, che peggiorano con l'età. Trattando l'invecchiamento delle cellule, possiamo prevenire queste malattie"  - ha dichiarato Balsco.

Il team del CNIO - in collaborazione con Edoardo Avuso e Fàtima Bosch del Centro di Biotecnologia Animale e Terapia Genica dell’Università Autònoma di Barcelona (UAB) - hanno trattato topi adulti (di un anno di vita) e invecchiati (2 anni di vita), con la terapia genica introducendo un effetto di ringiovanimento in entrambi i casi. Molto importante risulta l'effetto che ha avuto la terapia nell' abbassare il rischio di contrarre il cancro nei soggetti studiati. Questo è probabilmente dovuto al fatto, secondo gli autori, che la terapia comincia quando gli animali sono sufficientemente adulti da non accumulare fattori che innescano processi di crescita tumorale. Sebbene non potrà essere applicata nel breve termine negli umani, questa terapia può dare inizio a nuovi trattamenti per evitare la presenza anormale nei tessuti di accorciamento dei telomeri e, in alcuni casi, di fibrosi polmonare.

Autori: 
Sezioni: 
Genetica

prossimo articolo

Recuperare il cammino dopo un ictus: la tecnologia al servizio della cura

Una persona che indossa un esoscheletro a fianco di una fisioterapista in un laboratorio di analisi del movimento

Presso il LAMoBiR dell’IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi di Milano la riabilitazione delle persone che in seguito a un ictus hanno ridotto la capacità di camminare si basa sullo studio di sistemi che integrano la robotica con la stimolazione elettrica funzionale dei muscoli. In collaborazione con IIT di Genova sono stati realizzati un esoscheletro e un’apparecchiatura per l’elettrostimolazione che offrono vantaggi rispetto a quelli già in uso. I ricercatori invitano le persone colpite dal problema a entrare a far parte dello studio. Immagine realizzata con l'ausilio di Chat GPT.

«Quella mattina mi sono svegliato con un forte mal di testa e ho scoperto di non riuscire a muovere né la mano e la gamba destre, né a parlare». Questa è la testimonianza di Andrea Vianello - noto giornalista della RAI - rilasciata in varie interviste e poi descritta nel libro Ogni parola che sapevo (Mondadori, 2020), in cui racconta il lento e faticoso percorso di recupero seguito all’ictus che lo ha colpito.