fbpx Lenti per raggi gamma | Page 19 | Scienza in rete

Lenti per raggi gamma

Read time: 2 mins

Finora si pensava che deviare il percorso della radiazione gamma fosse impossibile, ma un team franco-tedesco è riuscito per la prima volta nell'impresa inaugurando una nuova stimolante stagione dell'ottica.

Dietrich Habs (Ludwig-Maximilians-Universität München) e il suo team hanno utilizzato i neutroni prodotti dal reattore di ricerca dell'Institut Laue-Langevin di Grenoble per generare un fascio di raggi gamma con energia superiore ai 700 keV opportunamente collimati. Metà di questo fascio era inviato direttamente verso uno spettrometro, mentre l'altra metà doveva prima attraversare un prisma di silicio. Come riportato su Physical Review Letters, questo secondo fascio, con grande sorpresa dei ricercatori, risultava deviato di un milionesimo di grado rispetto all'altro.

Benché il processo che ha originato questa deviazione non sia ancora assodato, Habs e colleghi ritengono sia da imputare a effetti quantistici nel nucleo degli atomi di silicio. Qui si sarebbero generate coppie virtuali di elettroni e antielettroni responsabili della leggera deviazione del fascio di raggi gamma. Già si ipotizza che, utilizzando materiali con nuclei di maggiori dimensioni, si possa rendere ancora più efficiente la deviazione costruendo vere e proprie lenti per la radiazione gamma.

Ma quale sarebbe l'impiego di simili dispositivi? Assisteremmo sicuramente a nuovi sviluppi nelle tecniche di medical imaging, ma si potrebbero anche costruire rilevatori per scovare materiale nucleare illecito. La possibilità di focalizzare fasci gamma e usarli per “far evaporare” protoni o neutroni potrebbe infine permettere di trasformare gli scarti nucleari in elementi non radioattivi. Una prospettiva niente male.

Science Now

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Fisica

prossimo articolo

Recuperare il cammino dopo un ictus: la tecnologia al servizio della cura

Una persona che indossa un esoscheletro a fianco di una fisioterapista in un laboratorio di analisi del movimento

Presso il LAMoBiR dell’IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi di Milano la riabilitazione delle persone che in seguito a un ictus hanno ridotto la capacità di camminare si basa sullo studio di sistemi che integrano la robotica con la stimolazione elettrica funzionale dei muscoli. In collaborazione con IIT di Genova sono stati realizzati un esoscheletro e un’apparecchiatura per l’elettrostimolazione che offrono vantaggi rispetto a quelli già in uso. I ricercatori invitano le persone colpite dal problema a entrare a far parte dello studio. Immagine realizzata con l'ausilio di Chat GPT.

«Quella mattina mi sono svegliato con un forte mal di testa e ho scoperto di non riuscire a muovere né la mano e la gamba destre, né a parlare». Questa è la testimonianza di Andrea Vianello - noto giornalista della RAI - rilasciata in varie interviste e poi descritta nel libro Ogni parola che sapevo (Mondadori, 2020), in cui racconta il lento e faticoso percorso di recupero seguito all’ictus che lo ha colpito.