fbpx Biodiversità e mutazioni ambiente | Page 2 | Scienza in rete

Biodiversità e mutazioni ambiente

Read time: 2 mins

Una cattiva notizia per chi riteneva che l’erosione della biodiversità fosse tra gli ultimi problemi nella scala delle urgenze planetarie, e venisse molto dopo l'estinzione del panda e dei merluzzi: secondo uno studio apparso questa settimana su Nature, si tratta di un fenomeno in grado di causare agli ecosistemi danni di entità paragonabile a quelli di cambiamenti climatici e inquinamento.

I ricercatori, guidati dal biologo David Hooper della Western Washington University, hanno confrontato numerosi studi riguardanti l’influenza di diversi fattori di stress ambientale su due processi fondamentali per gli ecosistemi: la crescita delle piante e la loro decomposizione. La scomparsa delle specie, stando a questa analisi, potrebbe diventare uno dei maggiori fattori del cambiamento degli ecosistemi nel XXI secolo. L’erosione della biodiversità è un problema su cui si è concentrata l’attenzione solo negli ultimi decenni, da quando il confronto con i resti fossili ha mostrato che oggi la scomparsa delle specie è molto più veloce che nelle ere passate: di questo passo, secondo una recente proiezione, entro i prossimi 240 la Terra andrà incontro alla sesta estinzione di massa della sua storia. “La perdita di biodiversità a causa dell’estinzione delle specie avrà effetti importanti sul nostro pianeta, e dobbiamo prepararci a farvi fronte”, afferma l’ecologo Bradley Cardinale dell’Università del Michigan, coautore dello studio.

I ricercatori hanno verificato che gli ecosistemi nei quali è scomparso tra il 21% e il 40% delle specie andranno incontro a una sensibile riduzione della crescita delle piante, tra il 5% e il 10%, ovvero paragonabile a quella causata di riscaldamento globale e aumento della radiazione ultravioletta a causa del buco nell’ozono. A livelli ancora maggiori di estinzioni di specie (tra il 41% e il 60%), le conseguenze arrivano a essere confrontabili a quelle di inquinamento da ozono e piogge acide. Conclude J. Emmett Duffy del Virginia Institute of Marine Science, coautore dell’articolo: “la sfida maggiore a cui dobbiamo guardare è prevedere gli effetti combinati di questi e degli altri cambiamenti ambientali su larga scala sugli ecosistemi naturali e l’intera società”.



 

 

Autori: 
Sezioni: 
Dossier: 
Indice: 
Ecosistemi

prossimo articolo

Partecipa alla ricerca su chiocciole e lumache in città con un CLIC!

Esemplare di chiocciola Xerotricha conspurcata ripresa a distanza ravvicinata su una mano

Il progetto di citizen science CLIC! Chiocciole Lumache in Città, promosso dal Museo di Storia Naturale dell’Accademia dei Fisiocritici in collaborazione con l’Università di Siena e NBFC, vuole dimostrare come la scienza partecipata possa cambiare il nostro sguardo verso animali spesso poco considerati o ritenuti dannosi per l’agricoltura. Nato nel 2020 e diffuso su scala nazionale, CLIC! chiede la collaborazione dei cittadini per monitorare la distribuzione delle specie di molluschi terrestri in città, individuare popolazioni non ancora note e studiare altri fenomeni interessanti.

Nell'immagine, esemplare di Xerotricha conspurcata (foto di Tommaso De Lorenzi).

Quante volte ci capita di vedere una chiocciola su un cartello stradale, immobile sotto il sole estivo, chiedendoci da dove sia arrivata e come faccia a resistere alle alte temperature? Altre volte, invece, capita di non vederle affatto: ce ne accorgiamo solo troppo tardi, tornando a casa la sera, quando un passo distratto produce un suono secco sotto la scarpa.