fbpx Ötzi, ecco il sangue di 5000 anni fa | Page 21 | Scienza in rete

Ötzi, ecco il sangue di 5000 anni fa

Read time: 3 mins

Un equipe di ricerca italo-tedesco, composta da ricercatori dell’EURAC di Bolzano e della Technische Universität di Darmstadt, ha rivelato, grazie all’uso della nanotecnologia, la presenza di globuli rossi sulle ferite di Ötzi. I risultati della ricerca sono stati da poco pubblicati sulla rivista Journal of the Royal Society Interface. La mummia Ötzi, meglio conosciuta come l’Iceman, è stata rinvenuta nel 1991 sul ghiacciaio del Similaun, in provincia di Bolzano, con una freccia conficcata nella schiena. Nel corso degli anni, molti studi sono stati effettuati sul corpo, è stato decifrato il DNA, i campioni dello stomaco e dell’intestino hanno fatto luce sul suo ultimo pasto, le circostanze della morte violenta sembrano ormai chiare. Fino ad oggi tuttavia, i ricercatori non erano riusciti a individuare alcun residuo di sangue dell’uomo. Le analisi dell’aorta non avevano infatti portato ad alcun risultato.

“Finora non sapevamo quanto a lungo si potesse conservare il sangue, né tantomeno come si presentavano i globuli rossi dell’uomo durante l’età del rame”, spiega Albert Zink, direttore dell’Istituto per le Mummie e l’Iceman dell’Accademia Europea di Bolzano(EURAC). Il team di ricerca ha esaminato, in collaborazione a Marek Janko e Robert Stark, entrambi ricercatori del Center of Smart Interfaces della Technische Universität di Darmstadt, con un microscopio a forza atomica dei sottili campioni di tessuto prelevati dalla ferita sulla schiena di Ötzi causata da una freccia e da una ferita da taglio sulla mano destra. L’apparecchio analizza i campioni grazie a una punta sottile che percorre minuziosamente le superfici di tessuto e, per mezzo di sensori, ne registra punto per punto la forma. Questa operazione consente di ottenere un modello digitale a tre dimensioni del tessuto. Sulle superfici è stata così scoperta la presenza di globuli rossi con la loro classica forma “a ciambella”. “Per essere certi al cento per cento che si trattasse di vere e proprie cellule del sangue e non di polline, batteri o di un’impronta lasciata da una cellula ormai scomparsa, abbiamo adoperato un secondo metodo di analisi: la cosiddetta “spettroscopia Raman”, spiegano Marek Janko e Robert Stark. La spettroscopia Raman illumina i campioni di tessuto con una luce intensa, grazie alla quale si riescono a identificare le diverse molecole per mezzo di uno spettro di dispersione della luce. Questo metodo ha confermato che i globuli rossi di Ötzi hanno lo stesso aspetto dei campioni moderni di sangue umano. Oltre ai globuli rossi, l’analisi ha rivelato tracce di fibrina, una proteina che regola la coagulazione del sangue. “La fibrina emerge nelle ferite fresche e successivamente tende a diminuire. Questo conferma la tesi che Ötzi sia morto subito dopo esser stato ferito dalla freccia e non nei giorni successivi, come era stato ipotizzato inizialmente”, spiega Albert Zink.

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Genetica

prossimo articolo

A Santa Marta per dire addio alle fonti fossili ai tempi della crisi energetica

Nella bella cornice della città colombiana di Santa Marta si discute di come abbandonare carbone, petrolio e gas, strategia complessa soprattutto ora che è bastato chiudere Hormuz per prenderci alla gola. Non si tratta di una COP, e nemmeno di una semiCOP, ma di un processo previsto a Belem, che vede riuniti chi ci crede e pensa a come fare. Magari partendo dall'affrontare la questione del debito dei paesi che sono ricchi solo di queste fonti e non hanno altre risorse per ripagarlo.

A Santa Marta, in Colombia, dal 24 al 29 aprile si tiene la prima conferenza internazionale dedicata all’abbandono delle fonti fossili. Il contesto è noto: la guerra in Iran ha provocato il terzo shock energetico in meno di un decennio, dopo la pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina. È l’ennesima crisi a mostrare la fragilità dei sistemi fondati su petrolio, gas e carbone: costosi, volatili, esposti ai conflitti, ostaggi della geopolitica, e dunque la necessità della transizione.