fbpx La proteina che protegge il cervello | Scienza in rete

La proteina che protegge il cervello

Read time: 1 min

Chemochina CXCL16, la proteina a cui finora si attribuiva solo un ruolo funzionale nel sistema immunitario, ha la capacità di proteggere il cervello dalla morte delle celule neuronali a seguito delle conseguenze dei traumi cerebrali – come il danno eccitotossico – e di diversi disturbi neurodegenrativi, come l’ischemia, l’Alzheimer e il Morbo di Parkinson. Lo rivela uno studio condotto nel laboratorio di Neurofisiologia e Neuroimmunologia cellulare e molecolare, presso il Dipartimento di Fisiologia e Farmacologia dell'Università La Sapienza. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista Journal of Neuroscience, ed è stato oggetto d’attenzione da parte della  SciBX (weekly publication from BioCentury and Nature that covers translational biomedical research), oltre che sul sito dell’ Alzheimer Research Forum.

I ricercatori de La Sapienza, guidati da Flavia Trettel, hanno in particolare dimostrato come CXCL16, agisca sugli astrociti, le cellule del sistema nervoso che assicurano il corretto funzionamento dei neuroni, riducendo la morte neuronale attraverso fattori neuro protettivi. Questo meccanismo è garantito dall’azione sinergica dell’adenosina e dei recettori A3R astrocitari.

CXCL16 Orchestrates Adenosine A3 Receptor and MCP-1/CCL2 Activity to Protect Neurons from Excitotoxic Cell Death in the CNS - Journal of Neuroscience 2012 Feb 29

 

Autori: 
Sezioni: 
Medicina

prossimo articolo

Malattie rare e farmaci orfani: è solo un problema di tempo?

mano con pillola

Tra fondi alla ricerca e iter agevolati, l’Europa sostiene da più di vent’anni lo sviluppo dei farmaci per le malattie rare. In Italia il percorso verso la rimborsabilità sembra rallentare un sistema già ben avviato

Di quando è nata Sofia ricordo soprattutto la gran confusione che si viveva in quei giorni nella mia famiglia. «Fibrosi cistica? Ne sei sicura?» chiedeva mia madre seduta vicino al telefono. All’inizio si parlò di distrofia muscolare, un’altra malattia rara che in quei momenti confusi passava da una cornetta all’altra. Fino a quando non arrivò la diagnosi definitiva e le parole «fibrosi cistica» - che fino a quel momento avevamo sentito forse qualche volta in televisione - giunsero come una certezza. Ci si chiedeva cosa sarebbe successo da quel momento: esisteva una cura?