fbpx Vento cosmico da record | Scienza in rete

Vento cosmico da record

Primary tabs

Read time: 2 mins

I dati raccolti da Chandra, l'osservatorio orbitante per la radiazione X, hanno permesso di scoprire un buco nero di massa stellare che sta soffiando via la materia con venti di oltre 30 milioni di chilometri orari.

Responsabile di questo uragano cosmico è IGR J17091-3624, il buco nero di un sistema binario – una stella come il Sole gli orbita intorno – scoperto nel rigonfiamento centrale della nostra Galassia a 28 mila anni luce dalla Terra. Autore della scoperta è Ashley King (University of Michigan) che, con i suoi collaboratori, ha pubblicato uno studio su Astrophysical Journal Letters interpretando i dati spettroscopici dell'osservatorio Chandra.

E' noto che i buchi neri producono violenti getti polari dai quali espellono materia, in questo caso, però, il vento non è così collimato e proviene dal disco di materia che circonda il buco nero. Nella percezione popolarei buchi neri sono voraci mostri che ingoiano quanto capita loro a tiro, ma qui assistiamo proprio all'esatto contrario. King ha infatti stimato che attraverso quell'uragano cosmico viene espulso circa il 95% del materiale che compone il disco.

Quello che maggiormente stupisce, però, è la violenza del fenomeno. Questo buco nero di stazza stellare mostra di saper generare venti di intensità paragonabile, se non superiore, a quelli innescati dai giganteschi buchi neri che albergano nei nuclei galattici. Gli astronomi ritengono che la chiave di simili fenomeni sia da ricercare negli intensi campi magnetici immagazzinati nel disco di materia che vortica intorno al buco nero.

Chandra X-RayObservatory

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Farmaci sotto pressione: la crisi parte dallo Stretto di Hormuz

Carta geografica dello Stretto di Hermuz

Principi attivi sintetizzati in Asia, elio (necessario per le risonanze magnetiche) importato dal Qatar, rotte bloccate nello Stretto di Hormuz: la crisi in Medio Oriente mostra quanto la filiera produttiva europea dei farmaci dipenda strutturalmente, e su più livelli, dai combustibili fossili e si regga su equilibri geografici fragili. Crediti immagine: Goran tek-en, CC BY-SA 4.0

Di solito, non ci chiediamo da dove vengano i farmaci. Quando ingeriamo con un sorso d'acqua una pillola di antibiotico, come l’amoxicillina, non viene immediato chiederci come quella capsula sia arrivata a casa nostra. La prendiamo per curare una cistite o un mal di gola di origini batteriche, spesso senza pensare che, prima ancora di essere nel suo blister e spedita sugli scaffali delle farmacie, ha già affrontato un processo fatto di viaggi lunghi e numerosi intermediari.