fbpx Troppo titanio sulla Luna | Page 2 | Scienza in rete

Troppo titanio sulla Luna

Read time: 2 mins

Secondo un team di ricercatori, l'assenza di fenomeni vulcanici sulla Luna potrebbe dipendere dalla composizione chimica del magma, troppo ricco di titanio e dunque troppo pesante per affiorare in superficie.

Benché i dati sismici indichino che nel sottosuolo lunare sia presente magma fluido in gran quantità, l'ultimo episodio vulcanico sul nostro satellite risale a miliardi di anni fa. Per spiegare questa anomalia, alcuni ricercatori coordinati da Mirjam van Kan Parker e Wim van Westrenen (VU University di Amsterdam) hanno ricostruito in laboratorio il magma lunare e ne hanno misurato la densità pubblicando i risultati su Nature Geoscience. La "ricetta" della composizione del magma i ricercatori l'hanno ricavata direttamente dalla composizione delle rocce lunari riportate a Terra dalle missioni Apollo.

Una volta ricostruite le estreme condizioni dell'interno della Luna (una pressione di oltre 45 mila bar e una temperatura intorno ai 1500 gradi), hanno misurato la densità del magma utilizzando la potente radiazione X generata dall'ESRF (European Synchrotron Radiation Facility) di Grenoble. L'analisi dei risultati, combinata con simulazioni numeriche, ha permesso di scoprire che in alcuni punti del sottosuolo lunare il magma presenta una densità particolarmente elevata a causa della presenza di titanio ed è proprio questa alta densità a impedire la risalita del magma in superficie.

Secondo i ricercatori la situazione potrebbe mutare in un lontano futuro. Raffreddandosi, il magma finirebbe col cambiare la sua composizione risultando in tal modo meno denso delle rocce circostanti. A quel punto potrebbe aprirsi una strada e risalire in superficie, arricchendo nuovamente il panorama lunare con una cornice di vulcani attivi.

ESRF

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Insetti nel piatto: oltre la barriera del disgusto

piatto con insetti

Tra norme sui novel food, pregiudizi culturali e reazioni di disgusto, gli insetti commestibili restano in Europa un cibo “impossibile”, nonostante siano una risorsa alimentare per miliardi di persone e una promessa per la sostenibilità. Un nuovo programma di ricerca italiano mostra però che informare non basta: per cambiare davvero ciò che mettiamo nel piatto bisogna agire sulle emozioni, sulle aspettative e sui modelli sociali che guidano le nostre scelte. Ce lo racconta il team che ha guidato il progetto, i risultati del quale saranno presentati in un incontro pubblico il prossimo venerdì a Milano.

La transizione ecologica passa anche dai cambiamenti nelle abitudini alimentari, ma queste restano spesso intrappolate tra pregiudizi culturali e tecnicismi legislativi. In Europa, dal punto di vista normativo il confine è netto: ogni alimento privo di una storia di consumo significativo prima del 15 maggio 1997 è considerato novel food e soggetto a rigorose autorizzazioni.