fbpx Ecco il gene della Sindrome di Myhr | Page 16 | Scienza in rete

Ecco il gene della Sindrome di Myhr

Read time: 2 mins

In uno studio, pubblicato sull’American Journal of Human Genetics, il team di ricercatori italiani coordinato da Marco Tartaglia, ricercatore Telethon presso l'Istituto Superiore di Sanità di Roma ha scoperto il gene responsabile della Sindrome di Myhre.
La Sindrome di Myhre, diagnosticata per la prima volta 30 anni fa, causa anomalie scheletriche, ridotta mobilità articolare e ritardo mentale.
Il gene individuato come responsabile della malattia è smad4, per arrivare a questo risultato i ricercatori hanno adoperato una piattaforma genomica in grado di analizzare in breve tempo l’intero esoma di un individuo.
L’analisi esomica o “exome sequencing è una nuova tecnica che sfrutta le conoscenze derivate dalla recente decifrazione dell’intero genoma umano per analizzare l’esoma di un individuo, cioè tutta la porzione di DNA che contiene le informazioni per la sintesi delle proteine.
L’esoma rappresenta solo dell'1-2% dell'intero genoma ma è la porzione dove si trova la maggior parte dei difetti che contribuiscono allo sviluppo delle malattie genetiche.
Oltre alla rilevanza clinica e tecnologica della ricerca l’aspetto interessante sta nel fatto che uno stesso gene, a seconda del tipo di difetto, può essere responsabile di malattie molto diverse.
Precedenti studi, avevano infatti identificato smad4 come un gene oncosoppressore. La sua inattivazione, per effetto di mutazioni o delezioni del gene, è implicata nella patogenesi del cancro del pancreas e della pelle.
I malati di Sindrome di Myhre hanno però una probabilità di sviluppare tumori pari a quella del resto della popolazione sebbene il difetto genetico sia a carico dello stesso gene.
“Il prossimo passo sarà capire il meccanismo con cui questo difetto provoca determinati sintomi e non altri” ha commentato Marco Tartaglia.

Autori: 
Sezioni: 
Genetica

prossimo articolo

Morti improvvise e vaccino anti Covid: il vaccino protegge molto di più

fiala di vaccino contro COVID

Uno studio canadese molto solido, costruito sui registri sanitari dell’Ontario, ha preso in considerazione oltre 6 milioni di persone, usando dati già ripuliti dai fattori di confondimento. I risultati confutano l’ipotesi che la vaccinazione contro Sars-CoV-2 comporti un rischio aggiuntivo di morte improvvisa per persone apparentemente sane di età tra 12 e 50 anni. È abbastanza per mettere la parola fine alle polemiche sull’aumento di morti improvvise da vaccino: la malattia è più pericolosa.

Sono passati sei anni dall’inizio della pandemia da Sars-CoV-2 e negli ultimi cinque più di 100 milioni di dosi di vaccini sono state somministrate, in una campagna di immunizzazione mondiale che non ha precedenti per dimensioni e tempistica.

La pandemia si è esaurita, la gravità dei quadri clinici dovuta alle infezioni si è fortemente attenuata (soprattutto grazie all’immunità indotta dalle vaccinazioni) e nuovi tasselli di conoscenze scientifiche si aggiungono a quanto già acquisito in corsa.