fbpx Enzimi per giocare con il DNA | Scienza in rete

Enzimi per giocare con il DNA

Read time: 1 min

Pubblicati su Nature Methods una serie di articoli che descrivono le tecniche che sono state impiegate per sviluppare gli enzimi in grado ti tagliare sequenze di DNA specifiche all’interno dei genomi di tutte le specie. Nei lavori presentati si evidanziano anche le difficoltà che s’incontrano nell’utilizzarli e vengono descritte le affascinanti e molteplici applicazioni.
Le due classi di enzimi maggiormente utilizzate sono le nucleasi zinc finger (ZFNS ), già diffuse nel decennio passato, e le più recenti nucleasi transcription activator-like effector (TALENS). Le ZFNS  sono costituite da un dominio di legame al DNA, derivato dalle proteine zinc finger, legato all’enzima di restrizione Fox-1. Le TALENS , invece, sono caratterizzate dal dominio di legame al DNA TAL, proprio dei fattori di trascrizione isolati in batteri patogeni delle piante.
Il ricercatore, attraverso questi strumenti è in grado di “giocare” con i geni in molteplici modi: eliminandoli, mutandoli o seguendoli da vicino nel contesto endogeno.
Oggi i metodi per disegnare e ordinare le nucleasi sono a disposizione di un numero sempre maggiore di ricercatori contribuendo allo sviluppo della scienza.

Method of the Year 2011: Genome Editing with Engineered Nucleases. doi:10.1038/nmeth.1852

Autori: 
Sezioni: 
Biologia molecolare

prossimo articolo

Citazioni, h-index e highly cited: perché Clarivate, Scopus e Google Scholar non raccontano la stessa storia

disegno di metro su sfondo con neon

Tre database, tre misure diverse dello stesso fenomeno. Capire le differenze non è un dettaglio tecnico: è il presupposto per usare le metriche senza esserne ingannati.

Immaginate un ricercatore che deve comunicare il proprio h-index in una domanda di finanziamento. Apre Web of Science: il numero è, diciamo, 31. Apre Scopus: 38. Apre Google Scholar: 47. Tre piattaforme, tre numeri, nessuna contraddizione interna a ciascuna — eppure nessuna convergenza tra loro. Quale valore è quello “giusto”? La domanda è mal posta, e il disagio che genera è il punto di partenza di questo articolo.