fbpx Misurare la coscienza nel coma | Scienza in rete

Misurare la coscienza nel coma

Read time: 2 mins

Una collaborazione tra il gruppo di Marcello Massimini del Diparimento di Scienze Cliniche “Luigi Sacco” dell’Università degli Studi di Milano e il Coma Science Group di Steven Laureys dell’Université de Liège, in Belgio, ha fruttato un lavoro recentemente pubblicato su Brain e che mostra come misurando la comunicazione tra le aree cerebrali si possa distinguere a livello individuale i pazienti in stato vegetativo (VS) e i pazienti che recuperano un livello minimo di coscienza (MCS).
Nello studio, i due gruppi di ricerca hanno impiegato una nuova tecnica basata sulla
combinazione tra stimolazione magnetica transcranica (TMS) ed elettroencefalogramma (EEG) in 17 pazienti gravemente cerebrolesi che hanno mostrato un’evoluzione dal coma verso altri stati clinici.
Nei pazienti in stato vegetativo, che dal punto di vista comportamentale appaiono svegli, con gli occhi aperti, ma incapaci di rispondere agli stimoli esterni, la TMS/EEG mostra l’assenza di comunicazione tra le aree corticali, come precedentemente osservato nel sonno o nell’anestesia; al contrario, nei pazienti MCS, che mostrano minimi segni di coscienza, la TMS ha rilevato che la comunicazione tra le aree corticali è conservata ed efficace, indipendentemente dalla capacità del paziente di comunicare con l’ambiente esterno.
E’ importante sottolineare che la TMS/EEG può essere ottenuta al letto del paziente e non richiede né l’integrità delle vie di senso e motorie né la capacità del soggetto di comprendere o eseguire dei comandi.
I risultati del lavoro potrebbero avere delle notevoli ricadute in campo clinico dato che la distinzione tra pazienti VS e MCS può essere tanto difficile da portare a un errore diagnostico che può raggiungere il 40% dei casi.

Rosanova M, Gosseries O, Casarotto S, et al. Recovery of cortical effective connectivity and recovery of consciousness in vegetative patients. Brain 2012 [in corso di pubblicazione]

Autori: 
Sezioni: 
Sistema nervoso

prossimo articolo

Scongelare i cervelli, non i ghiacciai

Particolare di una formazione di ghiaccio

Matteo Motterlini nel suo ultimo saggio spiega quali sono le trappole mentali che ci spingono a non reagire di fronte ai rischi connessi alla crisi del clima. E a disinnescarle, per darci la possibilità di attivare il cambiamento iniziando dall’unico luogo in cui può essere concepito un futuro diverso: il nostro cervello. Crediti immagine: Foto di Sophia Simoes su Unsplash

Perché la crisi climatica non ci smuove? Perché continuiamo a posticipare l’inevitabile? Perché ignoriamo chi verrà dopo di noi? Perché cambiare ci costa così tanto? Perché distruggiamo il più prezioso dei beni comuni: la nostra casa, la Terra? Perché crediamo ancora nella crescita infinita, su un pianeta che ha limiti ben precisi? Perché neghiamo l’evidenza? Perché non ci fidiamo della scienza?