fbpx Un mantello che annulla il tempo | Scienza in rete

Un mantello che annulla il tempo

Read time: 2 mins

Ricercatori della Cornell University di Ithaca hanno realizzato per la prima volta una sorta di mantello di invisibilità temporale in grado, una volta attivato, di mascherare un evento per 110 nanosecondi.

Il dispositivo, realizzato dal team di Moti Fridman (School of Applied and Engineering Physics) e presentato al Meeting annuale dell'Optical Society, concretizza dunque l'idea descritta un anno fa nello studio pubblicato sul Journal of Optics da Martin McCall (Imperial College London) e collaboratori.
Il trucco per la costruzione di un simile mantello temporale è quello di collocare due particolari lenti una dopo l'altra e quindi inviare un fascio di luce attraverso di esse. Poiché le lenti sono costruite in modo da poterne controllare l'indice di rifrazione, si fa in modo che il primo dispositivo comprima la luce nel tempo mentre il secondo la decomprima di nuovo. Questo processo lascia una sorta di vuoto temporale: per un brevissimo istante, cioè, si verifica un “buco nel tempo” nel quale l'interferenza di un evento con il raggio luminoso non viene registrata. Per un osservatore, dunque, la luce che esce dalla seconda lente non appare distorta, proprio come se nulla fosse accaduto.

Secondo i ricercatori, dei quali fa parte anche l'italiano Alessandro Farsi, l'intervallo temporale di invisibilità si potrà al massimo estendere a 120 nanosecondi, ma non si sbilanciano sulle possibili applicazioni alle quali si approderà grazie al loro dispositivo. Nel loro studio, pubblicato su Nature, ci tengono comunque a sottolineare che i loro risultati sono un passo significativo verso lo sviluppo di un autentico mantello spazio-temporale.

PhysOrg - Research paper

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Fisica

prossimo articolo

Eutanasia: rispettare le volontà, anche quando è difficile riconoscerle

Ulisse e le sirene

Nel dibattito sul fine vita le decisioni più difficili da accettare sono quelle che provengono dal disagio mentale. Ma proprio su questi temi è bene che le discussioni siano il più possibile ancorate ai fatti e le scelte informate e consapevoli siano riconosciute e rispettate. Ulisse e le Sirene , dipinto di John William Waterhouse, The Art History Archive 

Una ricerca su PubMed e su Ngram Viewer mostra che la frequenza del termine eutanasia, nel lessico generale e in quello medico in lingua inglese, è più o meno costante fino al 1960, poi cresce esponenzialmente fino al 2000 e declina in modo relativamente lento. In Italia, il picco è spostato in avanti di circa dieci anni e negli ultimissimi il declino si è invertito. Una spiegazione plausibile della crescita esponenziale è che si parli di più di eutanasia perché, anche se si vive più a lungo, si muore peggio che in passato: la morte degenerativa ha sostituito quella acuta.