fbpx Buchi neri da record | Page 9 | Scienza in rete

Buchi neri da record

Read time: 1 min

Scoperti in due galassie a oltre 300 milioni di anni luce dalla Terra due buchi neri di quasi dieci miliardi di masse solari, possibile anello mancante tra i quasar e i buchi neri supermassicci che osserviamo oggi.

Le misure sono da record. Finora il buco nero più massiccio (6,3 miliardi di masse solari) era stato individuato nel cuore della galassia M87 una trentina d'anni fa, record letteralmente polverizzato dai due mostri scoperti da Nicholas McConnell (University of California – Berkeley) e collaboratori. Se uno di questi buchi neri venisse collocato nel nostro Sistema solare, il raggio del suo orizzonte degli eventi – il confine che definisce il punto di non ritorno per materia e radiazione – sarebbe 200 volte la distanza tra la Terra e il Sole. In confronto, quello del buco nero che alberga al centro della Via Lattea (4 milioni di masse solari) è circa un quinto dell'orbita di Mercurio.

La scoperta, annunciata su Nature, è stata possibile grazie all'accurata analisi degli spettri delle stelle di due grandi galassie ellittiche appartenenti una (NGC 3842) all'ammasso di galassie del Leone e l'altra (NGC4889) a quello della Chioma di Berenice. La ricostruzione delle velocità stellari ha permesso di determinare l'ammontare della massa centrale. Poiché le enormi masse risultanti erano concentrate in volumi piuttosto ristretti, la logica spiegazione è stata quella di pensare a buchi neri supermassicci.

UC Berkeley

Autori: 
Sezioni: 
Astrofisica

prossimo articolo

L’essenzialità dell’inutile

fogli accartocciati e lampadina accesa

Perché il nostro organismo produce miliardi di anticorpi apparentemente inutili? Per prepararsi a minacce che ancora non conosce. Da questa considerazione biologica, Roberto Sitia propone una riflessione sul valore della cultura, della ricerca e del sapere “senza applicazione immediata”. In un’epoca dominata dall’utilità e dal profitto rapido, investire in conoscenza significa costruire le difese del futuro: perché le crisi più decisive sono spesso quelle che non sappiamo ancora immaginare.

Stupisce i non addetti ai lavori scoprire che la maggioranza degli anticorpi che produciamo siano diretti contro sostanze non presenti in natura.
«Come è possibile tale spreco? Interrompiamolo immediatamente!», potrebbe pensare un politico alla ricerca di investimenti con un immediato ritorno. Il politico dimentica che l’evoluzione è tutt’altro che sprecona, e seleziona in base a rigorosissime analisi di costo-beneficio. Quindi, produrre migliaia di miliardi di anticorpi diversi - anche se apparentemente inutili - è un investimento che paga.