fbpx Intrigo cosmologico | Scienza in rete

Intrigo cosmologico

Primary tabs

Read time: 2 mins

Uno studio pubblicato su Nature sembra mettere definitivamente la parola fine al giallo della presunta censura operata da Hubble nei confronti di Lemaître.

Il fattaccio risalirebbe agli anni 30 e il movente sarebbe l'attribuzione della paternità della famosa relazione – oggi nota come legge di Hubble – che descrive l'allontanamento cosmologico delle galassie. Edwin Hubble pubblicò il suo celebre studio nel 1929, ma due anni prima l'astronomo belga – nonché prete cattolico – George Lemaître aveva a sua volta pubblicato un analogo studio giungendo a identiche conclusioni. A rigor di logica spetterebbe dunque a Lemaître la paternità della fondamentale relazione cosmologica, se non che il belga compì l'errore di pubblicare il suo studio in francese. Nel 1931 anche il lavoro di Lemaître venne pubblicato in inglese su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, ma ormai l'attribuzione della scoperta a Hubble era pressoché universale.

La vicenda è da tempo nota agli storici della scienza, ma lo scorso giugno Nature evidenzia la pubblicazione su arXiv.org di due articoli che fanno nuovamente agitare le acque. Nel primo, Sidney van den Berg (Dominion Astrophysical Observatory – Canada) evidenzia come nella pubblicazione in inglese di Lemaître siano sparite alcune parti – a suo giudizio essenziali – presenti invece nell'originale del 1927. Nel secondo studio, opera di David Block (University of the Witwatersrand – Sudafrica), si sottolinea come la preoccupazione di Hubble per il riconoscimento della paternità della legge possa avergli fatto esercitare una sorta di azione censoria nei confronti dello scritto originale di Lemaître. Accusa piuttosto pesante per uno scienziato universalmente considerato uno dei padri della cosmologia.

Sull'ultimo numero di Nature, però, Mario Livio (Space Telescope Science Institute) sembra sgombrare definitivamente il campo da ogni sospetto. Accurate ricerche presso gli archivi della Royal Astronomical Society hanno messo in luce che a decidere i tagli fu lo stesso Lemaître. Il belga, infatti, ritenne che non fosse necessario inserire quei paragrafi perché non erano più di stringente interesse e che potevano essere rimpiazzati con opportune note bibliografiche.
Hubble esce dunque immacolato dall'intrigo, ma come la mettiamo con la paternità della famosa legge?

Hubblesite.org - paper Livio

Autori: 
Sezioni: 
Cosmologia

prossimo articolo

Malvaldi e la statistica del ragionevole dubbio

dadi e lente di ingrandimento

Che cosa hanno in comune Edgar Allan Poe, O.J. Simpson e gli errori giudiziari? La risposta passa per la statistica, ma soprattutto per il modo in cui ragioniamo. In “Se fossi stato al vostro posto” (Raffaello Cortina Editore, 2025) Marco Malvaldi parte da un celebre caso di cronaca ottocentesca e dalla sua trasfigurazione letteraria per mostrare come, quando siamo chiamati a interpretare i fatti, numeri, probabilità, narrazione e fallacie cognitive si intreccino. Un saggio e insieme un manuale, ricco di casi (reali o inventati) ma anche di ironia, che infine diventa un appello a chi, di fronte all’incertezza delle prove, ha la responsabilità di decidere della colpevolezza o dell’innocenza di qualcuno

Questa è una recensione che esce con colpevolissimo ritardo. In effetti, appena in anticipo sul primo compleanno del libro. Per fortuna, i libri non hanno una data di scadenza (almeno nella maggior parte dei casi). Di certo non ce l’ha Se fossi stato al vostro posto (Raffaello Cortina Editore, 2025), in cui Marco Malvaldi parla di qualcosa decisamente a lunga conservazione: la statistica e la narrazione.