fbpx L'Italia è una frana | Scienza in rete

L'Italia è una frana

Read time: 2 mins

Frana l’Italia, sotto il peso di precipitazioni concentrate ed intense, terremoti e un’errata gestione del territorio. Disboscamenti, tagli stradali, abusivismo edilizio sono, infatti, tra le cause di fenomeni franosi sempre più frequenti, che interessano circa il 7% della superficie nazionale (pari ad oltre 20.700 Km2 ).

Dei 5.708 comuni italiani in cui sono state registrate frane, ben 2.940 sono catalogati con un livello di attenzione molto elevato. Anche le reti di collegamento presentano diversi punti critici: 1806 nel tracciato ferroviario nazionale e 706 in quello autostradale.

Un quadro sconcertante, emerso nel corso del Secondo Forum Mondiale sulle Frane conclusosi oggi a Roma e organizzato dal Global Promotion Committee of the International Programme on Landslides (IPL). Tra le istituzioni coinvolte, l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che ha fornito importanti dati relativi alla Penisola, grazie anche alle informazioni contenute in IFFI, l’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia.

Nel solo 2010, si sono verificati nel nostro paese ben 88 episodi principali di frana a causa dei quali hanno perso la vita 17 persone, 44 sono rimaste ferite e ben 4431 costrette ad abbandonare le loro case. Quelli noti di Ventotene, Merano, Maierato, San Fratello sono solo alcuni degli eventi che hanno segnato gravemente l’Italia; tra le Regioni maggiormente colpite, Liguria, Campania, Lombardia, Toscana, Sicilia e Calabria.

Spaventoso il consumo di suolo stimato, pari a in 500 Km2 all’anno e altrettanto preoccupante la valutazione dei costi di intervento a seguito di smottamenti e cedimenti: nella sola Italia, spesi in media circa 1000 milioni di euro l’anno. A livello mondiale non esiste ancora un dato omogeneo ed esaustivo sui danni da frana ma, durante i lavori del World Landslides Forum, è emerso che la spesa sostenuta dagli Stati Uniti per la messa in sicurezza ammonta a 1200 milioni di euro annui mentre il Giappone ne spende 1500, la Cina 500 e l’India 1300.

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Geologia

prossimo articolo

Terapie riparative? No grazie: non c’è niente da riparare

Coppia con bandiera arcobaleno

Le cosiddette terapie riparative dell’omosessualità e delle identità transgender, sono pratiche condannate dalla comunità scientifica internazionale, ma un’offerta persiste in diversi Paesi, tra cui l’Italia. La UE non è riuscita a vietarle. La strada verso l’accettazione degli orientamenti di genere è ancora lunga, come ci indica drammaticamente la cronaca.
Foto di Norbu GYACHUNG su Unsplash
 

Il nodo è venuto al pettine: più di un milione di cittadini dell’UE ha chiesto alla Commissione Europea di vietare in tutti gli Stati membri le cosiddette terapie riparative dell’omosessualità e delle identità transgender, interventi medici e psicologici che la comunità scientifica internazionale da tempo ha giudicato inutili e nocivi, ma che vengono ancora praticati e tollerati in alcuni Paesi. Al momento, però, non esistono le condizioni politiche per raggiungere l’unanimità del Consiglio dell’Unione Europea, che occorre per approvare una decisione in tal senso.