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Comunicazione via batteri

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Dopo millenni di messaggi segreti scritti utilizzando inchiostro invisibile decifrabile solo attraverso luci particolari o composti chimici specifici, oggi l’Università di Tufts, Massachusetts, lancia una nuova tecnica a base di batteri fluorescenti.

Manuel Palacios e collabratori hanno utilizzato sette ceppi di E. Coli. Ciascuno di essi è stato modificato geneticamente per produrre una specifica proteina fluorescente (FP) in grado di emettere un colore caratteristico sotto la luce. I batteri vengono fatti crescere in appositi pozzetti, ogni combinazione di due colori corrisponde a una lettera differente, un numero o simbolo. Per esempio due macchie gialle indicano la “T”, mentre una arancione e una verde la “D”. Dopo la crescita, la configurazione delle colonie viene fissata su un foglio di nitrocellulosa che viene spedito per lettera. Per decifrare il messaggio ricevuto sarà necessario, utilizzando il foglietto, rimettere in coltura i batteri avendo cura di mantenere lo stesso schema.

Geniale l’idea di associare ai geni per la fluorescenza la resistenza a differenti antibiotici. Così facendo infatti è possibile modificare il contenuto del messaggio cambiando l’antibiotico impiegato durante la crescita delle colonie batteriche.

Ed Yong. Bacteria encode secret messages. Nature 2011 doi:10.1038/news.2011.557
Palacios, M. A. et al. Proc. Natl Acad. Sci. USA (2011).

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Il dodicenne palestinese Khaled viene respinto al checkpoint, unico in tutta la classe, perché ha partecipato a una manifestazione: per lui quel giorno sarà impossibile vedere il mare. Ma il desiderio rimane, potente, come racconta il regista Shai Carmeli-Pollak nel film The Sea. Un’ora e mezza di buon cinema, coinvolgente, girato da un israeliano e da una troupe mista e prodotto dal palestinese Baher Agbariya.

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“Ecco, guarda”, gli dirò
“questo è il mare, pigliatene un po’!”.

Col suo secchiello, fra tanta gente,
potrà rubarne poco o niente:
ma con gli occhi che sbarrerà
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Gianni Rodari