fbpx Sorprese da Mercurio | Page 8 | Scienza in rete

Sorprese da Mercurio

Read time: 1 min

Claudio Elidoro

L'analisi dei dati e delle immagini raccolte dalla sonda MESSENGER nel corso del suo flyby con Mercurio lo scorso 6 ottobre hanno valso al pianeta l'onore della copertina di Science di questa settimana. Ben quattro gli studi pubblicati sulla rivista, e tutti di enorme importanza per svelare alcune caratteristiche di questo pianeta ancora troppo sconosciuto.

Tra le maggiori sorprese la scoperta che la magnetosfera di Mercurio è più movimentata di quanto non fosse sembrato dai dati raccolti nel corso del primo incontro con la sonda (14 gennaio 2008). Il Sole a due passi, insomma, non perdona e il flusso di particelle cariche emesso dalla nostra stella - il vento solare - fa sentire tutta quanta la sua potenza.

Da segnalare anche l'individuazione di un enorme bacino d'impatto (ben 700 chilometri di diametro!) di cui finora si ignorava persino l'esistenza. Il bacino Rembrandt - così è stata battezzata la struttura - risalirebbe a 3.9 miliardi di anni fa ed è probabile si tratti del bacino d'impatto più recente tra quelli presenti sul pianeta.

Il prossimo appuntamento della MESSENGER con Mercurio è fissato per il 29 settembre: sarà l'ultimo flyby prima dell'inserimento in orbita previsto per il marzo 2011. E allora sì ne vedremo delle belle.

Fonti: Messenger, Science

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Gli Usa sono fuori dall’Oms: che cosa succede ora?

Immagine del simbolo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sullo sfondo di una bandiera statunitense

Il ritiro ufficiale degli Stati Uniti dall’Oms, divenuto effettivo il 26 gennaio 2026, apre una fase di forte incertezza per l’agenzia delle Nazioni Unite, che si trova a fare i conti con un grave deficit di bilancio e con pesanti tagli al personale. La riduzione dei finanziamenti, aggravata dal più ampio definanziamento dell’aiuto pubblico allo sviluppo, rischia di avere effetti drammatici soprattutto nei paesi a basso reddito, con milioni di decessi aggiuntivi entro il 2030 secondo uno studio pubblicato su The Lancet Global Health. Ma non mancheranno conseguenze negative anche per i paesi ricchi, Usa inclusi. L’Oms punta ora su un rafforzamento dei contributi obbligatori e su un maggiore impegno per l’indipendenza e la stabilità finanziaria.
Immagine realizzata con ChatGPT.

Che cosa succede all’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ora che gli Stati Uniti si sono chiamati fuori?

Se ne discute da oltre un anno, ovvero da quando Trump ha annunciato il ritiro dall’organizzazione mondiale, diventato ufficiale il 26 gennaio 2026. Il 2 febbraio scorso il tema è stato affrontato anche dal direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, che ha aperto i lavori della 158esima sessione del Consiglio Esecutivo dell’organizzazione presentando il 2025 come un anno “di contrasti netti”.