fbpx La stella fantasma | Page 9 | Scienza in rete

La stella fantasma

Read time: 2 mins

Un team di astronomi europei ha scoperto una piccola stella composta quasi interamente da idrogeno ed elio che, stando alle attuali teorie di formazione stellare, non dovrebbe esistere.

SDSS J102915+172927, questo il nome della stella, è stata individuata nella costellazione del Leone grazie al Very Large Telescope e l'annuncio della scoperta è stato pubblicato su Nature. Prima autrice dello studio è l'italiana Elisabetta Caffau (Università di Heidelberg e Osservatorio di Parigi) che, con i suoi collaboratori, ha notato come la composizione della stella mostrasse una incredibile scarsità di elementi più pesanti dell'elio. Questa particolarità ne colloca la formazione in epoca molto antica, tanto che si ipotizza che la stella possa avere un'età di oltre 13 miliardi di anni.

Se così fosse, nell'universo primordiale si sarebbero formate, oltre alle stelle gigantesche normalmente previste dalle teorie astrofisiche, anche stelle più piccole del Sole. Ci sono però un paio di problemi piuttosto spinosi. Il primo è giustificare come abbia potuto condensarsi la nube di idrogeno ed elio dalla quale è nata la stella. Un simile addensamento, infatti, proprio non è contemplato dalle attuali teorie di formazione stellare. Il secondo problema riguarda la mancanza di litio. Dato che la produzione di questo elemento risale direttamente agli istanti del Big bang, dovrebbe figurare tra gli ingredienti della stella. Le accurate analisi degli astronomi, invece, hanno mostrato che la quantità di litio presente è almeno cinquanta volte inferiore a quella che si aspettavano.

ESO - INAF

Autori: 
Sezioni: 
Astrofisica

prossimo articolo

La ricerca e l'innovazione dell'IA in mano a oligopoli privati: l’allarme e le soluzioni

Giorgio Parisi al convegno di Roma

L'intelligenza artificiale va regolamentata prima che si affermino forme di oligopolio, o persino di monopolio, capaci controllare l'accesso alle informazioni e la produzione di nuove conoscenze: per questo serve un grande centro di ricerca pubblico che oggi può essere realizzato solo in Europa. Lo afferma il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi in occasione del convegno ⁠ "Ricerca e democrazia nell'epoca delle Big Tech" ⁠ organizzato dal Gruppo 2003 per la ricerca scientifica il 14 maggio presso la sede del CNR a Roma, in collaborazione con Scienza in rete. Il dossier presentato dall'associazione sostiene con dati i rischi posti da un predominio economico schiacciante esercitato da poche aziende che valgono quanto il PIL degli USA, e che stanno condizionando profondamente anche l'ecosistema della ricerca scientifica, sempre meno aperto e controllato dalla comunità di riferimento.

Nell'immagine Giorgio Parisi, foto di Luca Carra.

Sei aziende (NVIDIA, Alphabet, Apple, Microsoft, Amazon e Meta) valgono oggi circa 22.000 miliardi di dollari, tre quarti del PIL degli Stati Uniti. Nel solo 2026 spenderanno in infrastrutture digitali tra 660 e 725 miliardi di dollari, circa tre volte e mezzo il bilancio federale americano per tutta la ricerca civile.