fbpx Bye bye, Nemesis | Page 18 | Scienza in rete

Bye bye, Nemesis

Read time: 2 mins

Un differente approccio statistico ai dati relativi alla craterizzazione da impatto del nostro pianeta suggerisce che la periodicità in passato individuata da alcuni ricercatori in realtà non esiste.

Alcuni avevano puntato il dito contro il periodico saliscendi del Sistema solare rispetto al piano della Via Lattea, conseguenza diretta del moto galattico del Sole, altri avevano chiamato in causa un'ipotetica compagna della nostra stella: Nemesis. Nascosta nell'ombra, ma in grado di sconvolgere le orbite dei corpi più periferici del Sistema solare e dirottarne a frotte verso le regioni più interne, innescando in tal modo un micidiale e terrificante bombardamento cosmico. In entrambi i casi si tratta di meccanismi caratterizzati da una precisa periodicità e i dati relativi ai crateri terrestri sembravano rispondere a questo andamento periodico.

Secondo Coryn Bailer-Jones (Max-Planck-Institut für Astronomie), però, tale periodicità è uno scherzo statistico. Nel suo studio, pubblicato su Monthly Notes of the Royal Astronomical Society e condotto applicando il metodo statistico Bayesiano, mostra infatti che impiegando un differente approccio statistico le periodicità, prima così marcate, svaniscono.

Emerge anche dell'altro. Se, considerando i crateri più grandi (diametro superiore ai 35 km), non appare traccia di periodicità negli ultimi 400 milioni di anni, quando l'indagine la si estende a tutti i crateri emerge un graduale incremento negli ultimi 250 milioni di anni. C'è da preoccuparsi? Per ora no, dato che che prima si dovrà comprendere a fondo il meccanismo che sul nostro pianeta fa rapidamente degradare i crateri più piccoli rendendoli dunque sempre meno numerosi man mano che si va indietro nel tempo.

Max-Planck-Institut für Astronomie

Autori: 
Sezioni: 
Sistema solare

prossimo articolo

L’economia europea ha un centro di gravità?

mappa europa con i paesi collegati da uno spago

Le guerre non colpiscono tutte allo stesso modo l’economia globale: molto dipende da dove esplodono. Un nuovo studio applica al commercio internazionale un modello ispirato alla fisica, interpretando i mercati europei come un vero e proprio “campo gravitazionale”. Le simulazioni mostrano che i conflitti localizzati nei nodi centrali delle reti produttive e commerciali europee — dal nord Italia al Benelux — possono generare effetti destabilizzanti molto più ampi rispetto a guerre periferiche. E propone quindi un approccio interdisciplinare che aiuta a leggere il legame sempre più stretto tra geopolitica, interdipendenza economica e stabilità del continente.

Le guerre e le tensioni geopolitiche non colpiscono tutti i mercati allo stesso modo. Alcuni conflitti producono effetti economici limitati, mentre altri possono destabilizzare intere aree commerciali. Un recente studio che abbiamo pubblicato su Conflict Resolution Quarterly propone un modello interdisciplinare tra economia e fisica che interpreta i mercati internazionali come «campi gravitazionali».