fbpx I dubbi del Giappone | Page 2 | Scienza in rete

I dubbi del Giappone

Read time: 2 mins

Dalle dichiarazioni rilasciate lo scorso 13 luglio dal Premier giapponese è parso di capire che venisse messa in forse la scelta nucleare nipponica. Ma ancora non è chiaro se dobbiamo aspettarci scelte concrete o si tratti di una manovra politica per riacquistare consensi.

La conferenza stampa del Primo ministro giapponese Naoto Kan con la sua dichiarazione che la tragedia di Fukushima lo aveva convinto ad abbandonare l'energia nucleare per giungere infine a non avere più impianti di questo tipo non poteva certo passare inosservata. “Sono convinto – aveva dichiarato Kan – che dobbiamo puntare su una società che non dipenda per la produzione elettrica dagli impianti nucleari.”

La scelta del Giappone di rinunciare alla forma di produzione di energia che, prima di Fukushima, copriva circa il 30% del suo fabbisogno sarebbe una scelta storica. Non si sa, però, fino a che punto tale scelta sia condivisa persino all'interno della stessa compagine di governo. Alla dichiarazione di Kan, infatti, ha fatto eco quella di Kaoru Yosano, Ministro dell'economia e nuclearista convinto, che ha immediatamente sottolineato le inevitabili ricadute economiche di tale scelta. Il giorno seguente, inoltre, il Capo di Gabinetto Yukio Edano si è affrettato a chiarire che le parole del Premier andavano lette come “una speranza per il lontano futuro” e non come una scelta politica ufficiale del Governo.

Quadro molto confuso, dunque. Senza dubbio viziato anche dalla assoluta necessità di Naoto Kan e del suo esecutivo di riprendere quota nel consenso popolare.

Reuters - Kyodo News

Autori: 
Sezioni: 
Luoghi: 
Indice: 
Nucleare

prossimo articolo

I ricercatori e tecnologi INAF precari richiedono un intervento urgente alla Presidenza del Consiglio

In un prato, di notte, un telescopio che emette luce punta verso il cielo stellato

Pubblichiamo la lettera aperta con cui la Rete degli stabilizzandi INAF si rivolge alla Presidente del Consiglio per chiedere un intervento legislativo urgente che consenta di stabilizzare, come era stato in precedenza concordato, i molti ricercatori con contratti a termine in essere da molti anni. Oggi in INAF si contano 660 figure precarie su circa 1.920 addetti complessivi; oltre il 40% del personale di ricerca e tecnologia è in condizione di precarietà, e circa 300 persone avrebbero già i requisiti per una stabilizzazione immediata secondo la normativa vigente. Senza un nuovo intervento straordinario molte professionalità altamente qualificate rischiano di lasciare l’Ente o addirittura il Paese. Crediti immagine: Simone Delalande su Unsplash

Onorevole Presidente del Consiglio,

siamo ricercatori e tecnologi precari dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).

Possediamo il Dottorato di Ricerca e una media di 8 anni di esperienza lavorativa e di 40 anni di età. Siamo pertanto professionisti qualificati, che da tempo guidano e garantiscono continuità a progetti di ricerca strategici nazionali e internazionali del nostro Ente: ormai non siamo più giovani in formazione.

Con questa lettera aperta chiediamo il Suo intervento circa la drammatica situazione di precariato che si è venuta a creare.