fbpx I dubbi del Giappone | Page 6 | Scienza in rete

I dubbi del Giappone

Read time: 2 mins

Dalle dichiarazioni rilasciate lo scorso 13 luglio dal Premier giapponese è parso di capire che venisse messa in forse la scelta nucleare nipponica. Ma ancora non è chiaro se dobbiamo aspettarci scelte concrete o si tratti di una manovra politica per riacquistare consensi.

La conferenza stampa del Primo ministro giapponese Naoto Kan con la sua dichiarazione che la tragedia di Fukushima lo aveva convinto ad abbandonare l'energia nucleare per giungere infine a non avere più impianti di questo tipo non poteva certo passare inosservata. “Sono convinto – aveva dichiarato Kan – che dobbiamo puntare su una società che non dipenda per la produzione elettrica dagli impianti nucleari.”

La scelta del Giappone di rinunciare alla forma di produzione di energia che, prima di Fukushima, copriva circa il 30% del suo fabbisogno sarebbe una scelta storica. Non si sa, però, fino a che punto tale scelta sia condivisa persino all'interno della stessa compagine di governo. Alla dichiarazione di Kan, infatti, ha fatto eco quella di Kaoru Yosano, Ministro dell'economia e nuclearista convinto, che ha immediatamente sottolineato le inevitabili ricadute economiche di tale scelta. Il giorno seguente, inoltre, il Capo di Gabinetto Yukio Edano si è affrettato a chiarire che le parole del Premier andavano lette come “una speranza per il lontano futuro” e non come una scelta politica ufficiale del Governo.

Quadro molto confuso, dunque. Senza dubbio viziato anche dalla assoluta necessità di Naoto Kan e del suo esecutivo di riprendere quota nel consenso popolare.

Reuters - Kyodo News

Autori: 
Sezioni: 
Luoghi: 
Indice: 
Nucleare

prossimo articolo

Fascisti e antisemiti

celle di detenzione

Mettere in discussione il valore educativo delle visite ad Auschwitz significa ignorare la loro forza morale e civile. Ma la memoria non può fermarsi ai Lager: senza uno studio rigoroso del ruolo svolto dal fascismo italiano nella persecuzione degli ebrei e nella repressione antipartigiana, il rischio è quello di perpetuare un racconto autoassolutorio. Per il Giorno della Memoria, Simonetta Pagliani ricostruisce responsabilità, strutture e complicità italiane, ricordandoci perché conoscere quei fatti sia indispensabile per una memoria storica onesta e consapevole.

In copertina: celle della Risiera di San Sabba. Crediti: Andreas Manessinger/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 2.0

Recentemente un'esponente governativa ha messo in dubbio il valore delle visite scolastiche ad Auschwitz, ritenute strumentali ad addebitare l'antisemitismo al fascismo. Al contrario, chi scrive ritiene che per le scolaresche liceali la visione diretta dei campi di concentramento nazisti abbia una portata morale indiscutibile. Questo perché riesce a rendere reali le dimensioni dell'orrore, ma allo stesso tempo dovrebbe essere integrata dall'analisi storica del ruolo avuto in quelle vicende dall'Italia fascista.