fbpx Il quasar più distante | Scienza in rete

Il quasar più distante

Read time: 1 min

Un team di astronomi europei ha osservato il quasar più lontano mai individuato finora, una scoperta che potrebbe aiutarci a comprendere meglio l'infanzia del nostro Universo.<--break->

La luce di questa energetica galassia primordiale, catalogata come ULAS J1120+0641, ha viaggiato per 12,9 miliardi di anni prima di essere raccolta dal telescopio infrarosso hawaiiano UKIRT. La conferma definitiva della distanza record la si è avuta grazie alle successive osservazioni effettuate sia con il VLT che con il Gemini North Telescope.

La particolare luminosità del quasar ha permesso a Daniel J. Mortlock (Imperial College) e agli altri astronomi del team di acquisire lo spettro della sorgente e da questo ricavare preziose informazioni. Nello studio, pubblicato su Nature, i ricercatori suggeriscono che ad alimentare il quasar sarebbe un buco nero di circa due miliardi di masse solari, una valutazione destinata a innescare aspre discussioni. Risulterebbe infatti molto complicato spiegare la presenza di una tale concentrazione di massa in un'epoca così prossima al Big Bang.

Per gli amanti delle statistiche, il quasar è attualmente il più distante oggetto di questa classe scoperto finora e il suo redshift di 7.1 lo colloca in un'epoca in cui l'Universo aveva solamente 770 milioni di anni. Il quasar si trova dunque 100 milioni di anni più indietro nel tempo del precedente detentore del record.

ESO - University of Nottingham

Autori: 
Sezioni: 
Astrofisica

prossimo articolo

Scongelare i cervelli, non i ghiacciai

Particolare di una formazione di ghiaccio

Matteo Motterlini nel suo ultimo saggio spiega quali sono le trappole mentali che ci spingono a non reagire di fronte ai rischi connessi alla crisi del clima. E a disinnescarle, per darci la possibilità di attivare il cambiamento iniziando dall’unico luogo in cui può essere concepito un futuro diverso: il nostro cervello. Crediti immagine: Foto di Sophia Simoes su Unsplash

Perché la crisi climatica non ci smuove? Perché continuiamo a posticipare l’inevitabile? Perché ignoriamo chi verrà dopo di noi? Perché cambiare ci costa così tanto? Perché distruggiamo il più prezioso dei beni comuni: la nostra casa, la Terra? Perché crediamo ancora nella crescita infinita, su un pianeta che ha limiti ben precisi? Perché neghiamo l’evidenza? Perché non ci fidiamo della scienza?