Anticorpi prodotti con l’ingegneria genetica riescono a superare la barriera ematoencefalica e a inibire in maniera massiccia la produzione di beta amiloide nel cervello, ponendo così le basi per lo sviluppo di nuove terapie contro l’Alzheimer. Sono stati i ricercatori della Genentech, società sita a San Francisco, in California a dare la notizia, riportata in questi giorni su Nature online e pubblicata sulla rivista Science Translational Medicine. L’anticorpo è stato costruito in modo da legarsi a due bersagli molecolari diversi. Il primo è la beta secretasi-1, una molecola utilizzata come bersaglio da numerosi farmaci per la cura dell’Alzheimer perché ha un ruolo importante nella sintesi dell’amiloide. Il secondo è il recettore della transferrina, che attiva un canale molecolare responsabile dell’ingresso del ferro nel sistema nervoso centrale. Legandosi a questo recettore, l’anticorpo riesce a superare la barriera ematoencefalica, un ostacolo per tutte le terapie mirate al sistema nervoso centrale, e riesce a colpire la beta secretasi 1, inibendo la produzione di amiloide. A un giorno dall’iniezione di una singola dose di anticorpo, le concentrazioni cerebrali di beta amiloide in topi affetti da Alzheimer sono diminuite del 47 per cento rispetto ai valori iniziali.
Anticorpi attraverso la barriera
prossimo articolo
L’essenzialità dell’inutile

Perché il nostro organismo produce miliardi di anticorpi apparentemente inutili? Per prepararsi a minacce che ancora non conosce. Da questa considerazione biologica, Roberto Sitia propone una riflessione sul valore della cultura, della ricerca e del sapere “senza applicazione immediata”. In un’epoca dominata dall’utilità e dal profitto rapido, investire in conoscenza significa costruire le difese del futuro: perché le crisi più decisive sono spesso quelle che non sappiamo ancora immaginare.
Stupisce i non addetti ai lavori scoprire che la maggioranza degli anticorpi che produciamo siano diretti contro sostanze non presenti in natura.
«Come è possibile tale spreco? Interrompiamolo immediatamente!», potrebbe pensare un politico alla ricerca di investimenti con un immediato ritorno. Il politico dimentica che l’evoluzione è tutt’altro che sprecona, e seleziona in base a rigorosissime analisi di costo-beneficio. Quindi, produrre migliaia di miliardi di anticorpi diversi - anche se apparentemente inutili - è un investimento che paga.