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Tagli alle spese per ET

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Il radiotelescopio multiplo ATA, fiore all'occhiello della ricerca di forme di vita intelligenti, è stato spento per mancanza di copertura finanziaria.

All'Istituto SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence) cercano di minimizzare, ma il congelamento dell'Allen Telescope Array (ATA) non è cosa da poco. “Non è certo la fine di SETI – ha dichiarato Seth Shostak, senior astronomer del progetto – ma è senza dubbio una situazione molto delicata.” La decisione di spegnere l'interruttore dei paraboloidi costruiti per ricercare possibili messaggi radio da civiltà extraterrestri è stata presa lo scorso 22 aprile a seguito dei tagli di bilancio nelle ricerche di radioastronomia decisi dall'Università di Berkeley.

Il radiotelescopio ATA – dedicato a Paul Allen, cofondatore di Microsoft e munifico finanziatore dell'opera – è stato progettato per tenere sotto controllo le frequenze comprese tra 1.000 e 10.000 MHz, ritenute le più probabili per eventuali messaggi da altre civiltà. La sua configurazione definitiva avrebbe dovuto prevedere ben 350 paraboloidi da 6 metri (dal 2007 ne sono in funzione 42), ma lo stop imprevisto rischia di suonare come una bocciatura dell'intero progetto.

L'Istituto SETI, ovviamente, non si dà per vinto e ha lanciato dal suo sito una campagna di sensibilizzazione e di raccolta fondi.

SETI - Reuters

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Terra dei Fuochi: quale scienza serve dopo la sentenza?

incendio nella terra dei fuochi

La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla Terra dei Fuochi ha riconosciuto che le conoscenze accumulate nel tempo erano già sufficienti a imporre misure di protezione della popolazione. A più di un anno e mezzo dalla condanna dell’Italia, la questione non è quindi soltanto produrre nuove prove sui danni ambientali e sanitari, ma capire quale ricerca serva oggi: una sorveglianza continua e più fine sul territorio, capace di integrare ambiente e salute, individuare le popolazioni più esposte e verificare se gli interventi di prevenzione e risanamento stiano davvero riducendo i rischi.

Nell'immagine di copertina: incendio ad Afragola, 2012. Crediti: Gianluca Rizzi/Flickr. Licenza: CC BY-NC-SA 2.0

Il 30 gennaio 2025 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non avere protetto adeguatamente la popolazione della Terra dei Fuochi da un rischio ambientale e sanitario conosciuto da molti anni. È trascorso più di un anno e mezzo: poco rispetto alla lunga storia di questo territorio, ma più che sufficiente per chiedersi che cosa la sentenza possa cambiare anche nel modo di produrre e utilizzare le conoscenze su ambiente e salute.