Presentata a Verona per la prima volta
la simulazione di un intervento al cervello assistito da Robocast, il
sistema robotico progettato per assistere e guidare il neurochirurgo
nel corso dell'intervento.
L'ambizioso progetto – cofinanziato
con circa 3 milioni e mezzo di euro dalla Commissione Europea – è
iniziato ufficialmente tre anni fa e ha visto la partecipazione di
numerose istituzioni italiane e internazionali. Oltre al Dipartimento
di Bioingegneria del Politecnico di Milano, il Dipartimento di
Scienze neurologiche dell'Università di Verona, l'Azienda
Ospedaliera Universitaria di Verona, l'Università di Siena e
l'azienda Cf Consulting, infatti, hanno dato il loro contributo anche
l'Imperial College di Londra, la Hebrew University di Gerusalemme, il
Dipartimento di Scienza dell'informazione dell'Università di Monaco
e l'Istituto di tecnologia di Karlsruhe.
L'obiettivo era quello di ideare un
sistema computerizzato che guidasse il neurochirurgo negli interventi
di chirurgia cerebrale poco invasiva di tipo keyhole, cioè
eseguiti attraverso un foro praticato nel cranio. Grazie a Robocast –
questo il nome del sistema robotico – il chirurgo pilota con
estrema accuratezza una sonda percependo nel contempo la sua forza di
penetrazione, condizione indispensabile per stimare il tessuto
attraversato.
Grazie al sofware di pianificazione
intelligente del sistema, il chirurgo può scegliere la traiettoria
più vantaggiosa evitando i potenziali rischi operatori.
L'accuratezza del movimento viene garantita dal sistema di controllo,
in grado di gestire errori inferiori al millimetro.
Numerose le patologie che possono
essere diagnosticate e curate grazie a Robocast. Si va dai tumori
cerebrali all'epilessia, dalla sindrome di Tourette a sindromi
funzionali quale ad esempio la cefalea a grappolo.
Un robot per la neurochirurgia
prossimo articolo
Timothy: raccontare l’immunologia come una storia di (piccoli) supereroi

Come si racconta il sistema immunitario senza perdersi tra sigle, molecole e processi cellulari? In “Timothy. Storia di un grande eroe in un mondo microscopico”, il neuroscienziato e divulgatore Tiziano Balzano sceglie la strada della narrazione: un linfocita T diventa il protagonista di un romanzo di formazione che attraversa organi, infezioni, allergie e ricerca biomedica. Tra fumetto, avventura e saggio divulgativo, il libro trasforma la complessità dell'immunologia in una storia accessibile senza rinunciare al rigore scientifico.
Immagine di copertina: elaborazione da NIAID/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 2.0
Chi ricorda Siamo fatti così – Esplorando il corpo umano? L’ormai storica serie francese ha mostrato a una generazione di bambine e bambini (e non solo) un modo diverso di raccontare la biologia: quello nel quale le cellule diventano personaggi, organi e tessuti edifici, i vasi sanguigni strade trafficate. Nel quale ogni giorno ciascuno di questi elementi è impegnato a mantenere in funzione il complesso organismo che abitiamo.