Presentata a Verona per la prima volta
la simulazione di un intervento al cervello assistito da Robocast, il
sistema robotico progettato per assistere e guidare il neurochirurgo
nel corso dell'intervento.
L'ambizioso progetto – cofinanziato
con circa 3 milioni e mezzo di euro dalla Commissione Europea – è
iniziato ufficialmente tre anni fa e ha visto la partecipazione di
numerose istituzioni italiane e internazionali. Oltre al Dipartimento
di Bioingegneria del Politecnico di Milano, il Dipartimento di
Scienze neurologiche dell'Università di Verona, l'Azienda
Ospedaliera Universitaria di Verona, l'Università di Siena e
l'azienda Cf Consulting, infatti, hanno dato il loro contributo anche
l'Imperial College di Londra, la Hebrew University di Gerusalemme, il
Dipartimento di Scienza dell'informazione dell'Università di Monaco
e l'Istituto di tecnologia di Karlsruhe.
L'obiettivo era quello di ideare un
sistema computerizzato che guidasse il neurochirurgo negli interventi
di chirurgia cerebrale poco invasiva di tipo keyhole, cioè
eseguiti attraverso un foro praticato nel cranio. Grazie a Robocast –
questo il nome del sistema robotico – il chirurgo pilota con
estrema accuratezza una sonda percependo nel contempo la sua forza di
penetrazione, condizione indispensabile per stimare il tessuto
attraversato.
Grazie al sofware di pianificazione
intelligente del sistema, il chirurgo può scegliere la traiettoria
più vantaggiosa evitando i potenziali rischi operatori.
L'accuratezza del movimento viene garantita dal sistema di controllo,
in grado di gestire errori inferiori al millimetro.
Numerose le patologie che possono
essere diagnosticate e curate grazie a Robocast. Si va dai tumori
cerebrali all'epilessia, dalla sindrome di Tourette a sindromi
funzionali quale ad esempio la cefalea a grappolo.
Un robot per la neurochirurgia
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Neurochirurgia
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di Fabio Turone

La tanto attesa programmazione dei finanziamenti pubblici alla ricerca è arrivata, ma per quanto sia considerata rivoluzionaria da molti, è passata sotto silenzio sui giornali italiani.
In copertina: la sede del MUR (elaborazione). Crediti: Carlo Dani/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0
Alla fine di gennaio, quasi alla chetichella, è stato pubblicato un decreto che numerosi accademici spesso critici nei confronti del MUR non hanno esitato a definire “rivoluzionario” (l’autore di questo articolo ne ha scritto per una testata in inglese su abbonamento, e per la sua newsletter gratuita scienza senza maiuscola).